In 15 giorni: dalle terrazze di riso di Luzon alle località di mare di Palawan
Le palme, il mare, la barriera corallina, le terrazze di riso, un lago nella bocca del vulcano, un fiume sotterraneo… 7.000 isole e migliaia di meraviglie naturali da scoprire.

Le Filippine sono un arcipelago di isole di origine vulcanica nel Sud Est asiatico tra le acque dell’Oceano Pacifico, il Mare cinese meridionale e il Mare di Celebes. La Repubblica delle Filippine ricorda una dominazione spagnola, americana e poi giapponese, e un’indipendenza ottenuta in seguito ad una lunga storia coloniale solo nel 1946. La religione predominante e diffusa è il cristianesimo. La prima visita di un europeo avvenne solo con l’arrivo di Ferdinando Magellano che approdò qui nel lontano 1521. Oggi le Filippine sono meta unica e solitaria di mare dall’acqua cristallina e spiagge tropicali, ancora genuine e incontaminate dall’invasione del turismo di massa.
ITINERARIO (21 dicembre 2019 – 6 gennaio 2020)
- Arrivo a Manila
- Terrazze di Riso
- Puerto Princesa
- Fiume sotterraneo
- El Nido
- Port Barton
- Manila
- Lago e vulcano Taal
Il nostro viaggio inizia dalla capitale, Manila. Ci accoglie lo spirito natalizio all’aereoporto Ninoy-Aquino da cui transitano i voli internazionali. Decorazioni ispirate alla cultura occidentale e al freddo dei pupazzi di neve, di Santa Claus e della slitta con le renne, tema decorativo piuttosto fuori luogo quanto insolito al clima caldo-umido dai 25° di notte ai 30° gradi di giorno, con tanto di illuminazione al neon ad intermittenza. Con un transfer arriviamo in hotel e ceniamo in un ristornate vicino, tra le vie di Manila trafficate anche in tarda serata dalle Jeepneys colorate che contraddistinguono le sue strade, che qui fungono da trasporti pubblici, insieme ai motorini con sidecar, spesso taxi per i turisti, oppure trasporti prediletti anche per intere famiglie, anche numerose, per i locali. Le luci della corrente aggrovigliate e disordinate in alto sulle strade, come spesso succede nelle grandi città dell’Asia. Bambini che vivono per strada e palazzi dalle facciate decadenti, immagini indelebili di povertà diffusa. Le persone, anche le più povere, molto raramente sono fastidiose e invadenti. Parlano inglese, con forte accento locale. Sono spesso gentili e cordiali.

I motorini con sidecar e i cavi dell’elettricità a Manila 
Una Jeepney per le strade di Manila
LE TERRAZZE DI RISO. Il giorno seguente ci aspetta un lungo viaggio a Nord dell’isola di Luzon. 7 ore circa di pulmino per raggiungere la provincia di Banaue-Ifugao, località in altura in prossimità dei terrazzamenti di riso patrimonio Unesco. In serata siamo al rifugio e la mattina seguente la nebbia si dirada lasciando spazio ad una bella giornata di sole durante il breve trekking che ci porta ad ammirare le risaie dal punto panoramico. Solo pochi terrazzamenti sono in coltura e la maggior parte sono in uno stadio primordiale della fase di raccolta, perciò spiccano i rari colori verde acceso e brilla il fango alla luce del giorno. Una coppia di anziani dai cappelli di paglia intrecciata e dai piedi sporchi è intenta a lavorare la terra. Hanno una scala per salire e scendere nei terrazzamenti. Noi seguiamo un tracciato sul confine di un terrazzamento e l’altro fino ad arrivare al punto più alto raggiungibile a piedi, unico modo di scalare i terrazzamenti, dove un piccolo totem raffigura il guardiano delle risaie. Si vede dall’alto il villaggio di Batad: casupole piccole e colorate e capanne in fondo ai terrazzamenti che scendono lungo la linea sinuosa della montagna. Arrivati in cima ci rimettiamo in cammino per riscendere, passando da una cascata, e tornare infine al punto di partenza. Nel paese ci sono molti negozi, soprattutto di artigianato e ci catturano nell’acquisto i bastoni di Mosè, bastoni di legno intagliato con una statuetta sull’estremità. Si torna in hotel a bordo di un pulmino, alcuni a sedere dentro, altri sul tettuccio. Non è raro vedere piccoli van sovraccarichi di passeggeri sfruttare anche il tettuccio per i bagagli, o per le persone. Non è ancora vigilia di Natale, ma si respira aria natalizia già alle 4 di mattina, quando ci svegliano dei canti e un forte odore di fritto proveniente dalla cucina. Nel paese c’è una chiesa, che è anche scuola per tutte le età, e una piazzetta, un mercatino, tanti sidecar. Per tornare a Manila serve un altro giorno di viaggio.
Photogallery: I terrazzamenti di riso di Batad (Banaue-Ifugao)
NATALE A MANILA. La sera di Natale siamo di ritorno nella capitale. C’è tempo per visitare la parte più antica, intramuros, e vedere poi in lontananza la skyline dei grattacieli nella parte più benestante dove si ergono centri commerciali e gli edifici più alti, sedi di banche o hotel e ristoranti di lusso, edifici “alti” per gran parte dell’Asia, niente di maestoso in confronto alle grandi metropoli popolate di grattacieli del mondo. Non c’è molto da vedere ma il nostro autista ci tiene a fare uno stop al monumento dell’eroe nazionale a Rizal Park, appunto circondato da un parco affollatissimo di famiglie intente a fare pic-nic. Questo luogo è un polmone verde nella metropoli in memoria di José Rizal, giustiziato qui il 30 dicembre 1896; la sua morte e il suo martirio segnarono la svolta della Rivoluzione filippina. La sera mangiamo in uno dei ristoranti più affollati e apprezzati della zona, raggiunto sotto la pioggia e passeggeri di un motociclista, a bordo del sidecar di latta gialla. Scopriamo che la cultura culinaria, a parte il pesce grigliato delle località di mare, soprattutto della capitale, anche nei migliori ristoranti non è un gran ché. Strano vestirsi leggeri per Natale anche se in serata piove a dirotto. Ne scopriremo il motivo il giorno dopo.
LA CODA DEL TIFONE. Nella notte un volo turbolento dall’aeroporto minore di Manila ci porta a Palawan la mattina presto. Viaggiamo all’alba e col sole fino a Puerto Princesa, località di mare oscurata improvvisamente dall’arrivo del maltempo, come annunciato nel giornale letto in hotel a Manila, per via del tifone in corso nel Nord di Luzon. Da questo momento in poi siamo isolati, per alcuni giorni, senza riuscire a usare la rete Wi-Fi o a contattare casa. Non ci sono televisioni e l’unico mezzo di informazione sono spesso i giornali. Il pomeriggio è grigio e la palma che piegata protende verso il mare è uno scatto tetro e suggestivo di una giornata tempestosa. Occasione per provare un massaggio completo della durata di un’ora. Le tende separano la zona per gli uomini da quella per le donne. Si può scegliere tra un massaggio dry oppure con dell’olio. C’è una lunga tradizione tramandata da generazioni sull’arte del massaggio, rispetto ai nostri standard decisamente anche molto economici, in genere sui 300 pesos, e senz’altro molto piacevoli. Al porto da cui partono le molte uscite in barca al fiume sotterraneo, attrazione principale del posto, i catamarani sono tutti rientrati e sono interrotte tutte le partenze. In questi casi si aspetta, che il tifone passi. Non c’è altro da fare, che aspettare. E qua ai tifoni ci sono abituati.
IL FIUME SOTTERRANEO. Il giorno seguente è bel tempo e tutto è tornato alla normalità. Da Puerto Princesa prendiamo un catamarano, barchetta in legno affusolata, con la poppa e la prua appuntite, e stretta con la capienza massima di due persone in larghezza e di 4 file da 2 in lunghezza e la stabilità dei bracci in bambù ai lati per solcare le onde. Il rumore frastornante del motore. Vale per le barche, per le motorini e per i van. Costeggiando un promontorio verde di vegetazione arriviamo ad una spiaggetta. Una scimmia e una via tra le palme conduce al fiume. La gita in barca inizia dentro il buio della grotta sotterranea. Una scultura naturale di stalagmiti e stalattiti dalle forme più bizzarre associate a figure umane, sacre, o verdure. La nostra guida pagaia e ci mostra le conformazioni rocciose con la torcia che porta sulla testa. Vivono in questo luogo sotterraneo scavato dall’acqua e dal tempo migliaia di pipistrelli. Volano schivandoci o dormono appesi.

Barche di turisti all’uscita del fiume sotterraneo 
Lungo il fiume, tra stalagmiti e stalattiti
MARE E ISOLOTTI A EL NIDO. Nel pomeriggio ci attende un nuovo viaggio in van, a cui ci abituiamo presto in questa vacanza. El Nido è una delle località più turistiche delle Filippine. Dopo la chiusura della leggendaria spiaggia Boracay, si riversano qui a El Nido la maggior parte dei visitatori. Molti hotel sono in costruzione e la via principale è affollata di negozi e ristoranti sulla spiaggia. Tante coppiette e tanti gruppi in viaggio. Il giorno seguente è il primo giorno di bel tempo per chi, meno fortunato di noi ha subito le brutte giornate e la pioggia della coda del tifone dovendo rinunciare all’uscita in barca. Quindi tutte le barche, che saranno soltanto un centinaio nella località più turistica dell’arcipelago, sono prese e dobbiamo cambiare il nostro programma anticipando il giorno di spiaggia. Trascorriamo la giornata alla spiaggia di Las Cabanas. La spiaggia dalla sabbia bianca e finissima, le palme, la zip line per vedere il panorama dall’alto, i promontori verdi che emergono dall’acqua turchese e uno dei tramonti più belli dell’isola. Dal giorno seguente sono 3 giorni di uscite in barca e una meraviglia dietro l’altra. Si vede che ancora il turismo non è in voga dai nomi che hanno i tour, semplicemente identificabili con delle lettere dell’alfabeto: è possibile scegliere Tour A, B, C, D, composti da varie tappe da raggiungere in barca e pranzo a base di pesce fresco e frutta in una caletta. Le gite in barca sono un’alternarsi continuo di calette nascoste e spiagge da sogno con sabbia fine e palme, oppure da raggiungere a nuoto facendo attenzione a non sbucciarci le gambe e le braccia con scogli e coralli, momenti di snorkeling, incantevoli paesaggi di mare a bordo del catamarano di legno da cui ammirare isolette e rocce sbucare dall’acqua, quadretti tinti dal verde della folta vegetazione e dalle tonalità di azzurro del mare col celeste del cielo. Lo spettacolo è anche sott’acqua: anemoni e pesci tra i coralli della barriera.
Photogallery: Scatti da El Nido
LE TARTARUGHE DI PORT BARTON. Più a Sud dell’isola di Palawan, Port Barton è una località turistica meno gettonata, e proprio per questo ancora più preziosa, finché preserverà questo essere indigena e poco esplorata, caratteristiche che a mio parere l’hanno resa speciale, per le sue meraviglie, la sua natura pura e inconscia dei turisti che qui non sono ancora arrivati in gran numero. La sera di Capodanno si festeggia con fuochi d’artificio sulla spiaggia. Dalla mattina seguente il nuovo anno inizia con altri tre giorni di escursioni in barca. Il solito catamarano, ovvero una barchetta di legno dalla forma allungata e dalle estremità appuntite, resa stabile dai lunghi tronchi bambù ai lati, con il solito motore rumoroso, ma in mezzo ad un mare diverso da quello che abbiamo visto nei giorni precedenti. Gli stessi colori turchese e sfumature ancora più frequenti di acqua chiarissima e acqua profonda quando finisce la barriera corallina o quando emerge una lingua di sabbia. Mancano gli isolotti che fuoriescono dall’acqua e che avevano contraddistinto il paesaggio marino di El Nido. Si vedono finalmente le tartarughe nuotare lentamente sotto di noi. Sembrano volare sott’acqua con le pinne anteriori, emergono dall’acqua e si reimmergono. In una lingua di sabbia emergono stelle marine giganti. Si vedono altri pesci pagliaccio tra le Anemoni. Altri coralli. Altre spiagge tropicali incorniciate dal verde delle palme. Altre emozioni nel vedere l’ancora lanciata dal nostro equipaggio e il nostro scendere nell’acqua che ci arriva fino al busto per poi nuotare verso la riva. Perciò indispensabili le sacche stagne in cui abbiamo protetto le nostre macchine fotografiche per tutta la vacanza. Così come necessaria una action cam subacquea, per portare a casa qualche ricordo di momenti subacquei. Immagini dai colori tenui di questo luogo vuoto senza folle e con pochi turisti, ricco di natura e bellezze incontaminate.
Photogallery: Scatti da Port Barton
LAGO E VULCANO TAAL. Un volo interno ci riporta a Manila e l’ultima tappa è un’escursione al Vulcano Taal, composto da tanti crateri e la cui bocca ospita un grande lago, l’omonimo Lago Taal. Il vulcano è dormiente e l’ultima eruzione dalla nostra visita è piuttosto recente in termini geologici appena ci informano che risale soltanto al 1977. Ci sentiremo molto fortunati alcuni giorni dopo il nostro ritorno in Italia, quando dai giornali e dalla TV scopriremo che il vulcano si è svegliato ancora nel gennaio 2020! Arrivati al lago ci imbarchiamo ancora per un breve tratto sulle acque dolci a bordo di un catamarano. Possiamo scegliere se fare il percorso su cavalli, di piccola taglia e tarchiati, oppure a piedi. Scegliamo la seconda essendo il percorso breve e poco faticoso. In un’oretta si arriva nel punto panoramico, il cratere principale del vulcano percorrendo in alcuni tratti rocce fumanti per il magma sottostante. Una foto ricordo in cima e si scende. In due ore di auto siamo di nuovo a Manila. E poi in aeroporto, pronti a tornare a casa, il passaporto, e una valigia piena di ricordi.

Il cratere principale – Vulcano Taal
Dedicato al gruppo che mi ha accompagnata in questo viaggio: Betta, Gianpietro, Mara, Lara, Manuel, Alexandra, Rebecca, Pino. (Margherita – ExpLovers)






































