L’Arizona in camper in 5 giorni

L’Arizona offre una natura spettacolare, paesaggi aridi e meravigliosi nella loro unicità. Strade lunghe e rocce rosse fanno da cornice nella maggior parte dei tragitti. L’abbiamo esplorata in camper, in un giro a tappe, senza mancare una visita alle attrazioni principali di questo Stato del centro America: la Monument Valley e il Grand Canyon.

Giorno 1 – Le rocce rosse di Sedona e la Coconino National Forest

Dall’aeroporto JFK arriviamo a Phoenix in piena notte con un volo interno di 5 ore e un fuso orario di 3 ore indietro rispetto a New York. Raggiungiamo il Dury Inn Hotel, scelto come al solito in Booking.com per la vicinanza all’aeroporto, sfruttando il servizio di navetta aeroportuale. La mattina, dopo colazione, conosciamo Kurt, con cui avevamo chattato sulla piattaforma di noleggio Outdoorsy, per la prenotazione del camper. Infatti, è lui che ci noleggerà il suo camper per 5 giorni e 4 notti. Kurt è un omone simpatico sulla settantina che ci accompagna in auto a Yarnell, a circa 1 ora di macchina da Phoenix, guidando nella calura dell’estate. Yarnell è un paesino in altura di soli 600 abitanti, proprio sopra un promontorio a cui si giunge percorrendo una strada serpentina tra i cactus. Pochi mesi avanti il paese è stato colpito da un grave incendio, purtroppo cosa abbastanza comune a queste temperature, costato la vita a molti abitanti e pompieri ricordati in un monumento commemorativo. La casa di Kurt è stata ricostruita dopo l’incendio. Ci presenta sua moglie. E poi il nostro camper, uno dei due di sua proprietà. Mezzi piuttosto utili qui, non solo per le vacanze, ma anche per sfuggire all’emergenza incendi. Ci invita a prendere un caffè e a guardare insieme su una mappa l’itinerario che avevamo in mente di fare. Ci spiega dettagliatamente ogni angolo del suo camper. È un modello del 2020, un van compatto e perfetto per 2 persone con un bel letto matrimoniale posteriore e sufficiente spazio per i nostri zaini sotto ai letti, bagno, cucina, frigo con congelatore e abbastanza pensili per le scorte, veranda esterna e guidabile con patente B. Si parte in viaggio. Strade lunghe, dritte e deserte finché sullo sfondo non si vedono le rocce rosse di Sedona, pronte ad accendersi di un rosso fiammante alle luci del tramonto. Oltre alla suggestività del paesaggio roccioso, Sedona è famosa per i cosiddetti vortex, ossia i “vortici energetici”, campi di energia tratta dalla forza elettromagnetica della terra. Curioso scoprire alberi con forme bizzarre, le cui radici sono attorcigliate a vortice appunto, perché formatosi con energia che scorre in movimento circolare vorticoso, provocando un vuoto al centro. Da Chicken Point il tramonto è un miracolo della natura e il panorama raggiunge il suo massimo splendore nelle tonalità di rosso più acceso. Al calar della sera troviamo una piazzola nella Coconino National Forest. Ci sono molti camping, ma per stasera non c’è nessuna prenotazione. Oggi è on the road e la foresta è di tutti, ci suggerisce il ranger del centro informazioni turistiche. Il bello di pernottare nella foresta è la vista notturna della volta celeste. Non ci sono luci e le stelle sono stupende.

Giorno 2 – La meraviglia Grand Canyon

Ci sveglia l’alba con il sole che trafigge prepotentemente gli alberi e i vetri del camper. E partiamo con l’entusiasmo giusto per vedere una delle sette meraviglie del mondo. Il Grand Canyon è un capolavoro della natura scavato in milioni di anni dalle acque del Colorado River, dalle intemperie e dalla forza del vento che hanno eroso la superficie delle rocce più deboli, fino a sgretolarne alcune e resistere ad altre, e formare una gola lunga 446 chilometri, profonda fino a 1.857 metri, con una larghezza variabile dai 500 metri ai 29 chilometri. Il panorama è degno dell’appellativo meraviglia in ogni angolo, ogni sentiero è magico e il Canyon si estende a perdita d’occhio. Merita trascorrere tutto il giorno nel parco fino al tramonto a Desert View. Pace celestiale dove gli unici disturbatori sono gli scoiattoli, abituati a chiedere ai passanti qualcosa da sgranocchiare (cosa da non fare come ammoniscono i cartelli). Questa sera abbiamo premurosamente prenotato la nostra piazzola del van nel camping del Grand Canyon, che all’accettazione ha infatti un cartello sold out per i turisti di passaggio. In America gli spazi sono ampi, e lo si nota anche nei campeggi. Anche con il tutto esaurito sembra di avere fin troppo spazio rispetto a molti camping italiani in cui abbiamo trascorso altre vacanze. In ogni piazzola c’è un tavolino ed uno spazio ben delimitato per accendere il fuoco. Qui sono i corvi i disturbatori della quiete del campeggio immerso nella natura, in cerca di qualcosa da beccare. Da bravi italiani stasera non resistiamo ai ravioli Giovanni Rana ricotta e spinaci avvistati in un miraggio al banco frigo del supermercato. Avremo molte occasioni per “farci del male” con hamburger, patatine e bibite zuccherose.

Giorno 3 – Antelope Canyon e Horseshoe Bend

La mattina ha l’oro in bocca e allora ci alziamo presto per metterci alla guida del nostro van. Lasciato il camping attraversiamo un deserto roccioso, la foresta di kaibab ricca di vegetazione aghiforme, facciamo uno stop ad un mercatino navajo per comprare dei souvenir e per scattare alcune foto. Raggiungiamo l’Antelope Canyon per un tour organizzato. Si può scegliere tra l’Upper o il Lower. Si tratta di due canyon dislocati. Non è possibile accedere autonomamente al canyon e si può solo se accompagnati da guide navajo o ranger locali. Il nostro tour inizia a bordo di un camion dalle ruote giganti a prova di sabbia del deserto ed un cassone posteriore con panche per il trasporto di una decina di passeggeri. Nella storia dell’uomo possiamo ammirare opere di inestimabile valore realizzate grazie alla creatività e all’ingegno, ma niente può competere con il paziente lavoro lungo migliaia di anni delle forze della natura che hanno levigato l’arenaria rendendola un capolavoro di giochi di luci e ombre in tonalità di giallo, arancio e rosso. I nativi hanno denominato le pareti rocciose con sagome immaginarie. Poco distante dall’Antelope si arriva ad un altro elemento naturale molto suggestivo, l’Horseshoe Bend. Dal parcheggio si cammina una ventina di minuti e si arriva in un punto panoramico per vedere dall’alto uno zoccolo di roccia emergere dal Colorado River. Nel tardo pomeriggio siamo nel bel mezzo di un set da film Western di cowboy, sceriffi e duelli con pistole a revolver. È l’inconfondibile scenario della Monument Valley, dove butte (dal francese “piccola collina”) e mesa (dallo spagnolo “tavolo”) disegnano sagome discontinue che si ergono dall’orizzonte (butte) e culminano in superfici piatte (mesa). Improvvisiamo un tour per il giorno dopo mettendoci d’accordo con un navajo mentre ammiriamo il tramonto e scattiamo alcune foto. La sera il nostro van si riposa nel camping del parco.

Giorno 4 – Come cowboy nella Monument e con le Harley sulla Route 66

Alle 6 del mattino i nostri cavalli sono stati sellati e un navajo ci guida al galoppo tra le rocce dalle cime tagliate. Ci sono tanti modi per visitare la Monument Valley. Tra questi in jeep, oppure nella maniera più rudimentale a cavallo. Il percorso è accidentato e i cavalli sbuffano mentre sono costretti a schivare sassi e galoppare in salita. È il periodo secco e il paesaggio è arido. Eppure, ci racconta il navajo dal nome impronunciabile per me, come lo è il mio nome per lui (e quindi Blue per i turisti), qui si galoppa anche in inverno, quando tutto è coperto di neve. La riserva in cui si passeggia a cavallo è stata davvero set di celebri scene hollywoodiane, tra cui i Western di John Wayne e il più recente Transformers. Di nuovo a bordo del nostro van ci fermiamo per alcune foto al Forrest Gump Point, scena di altro film che inquadra la lunga, interminabile strada in salita verso la Monument. Merita uno stop anche il Mexican Hat, curiosa creazione della natura che ha saputo erodere la roccia mantenendo gli equilibri del masso orizzontale a delineare la sagoma di un messicano col sombrero. Dobbiamo fermarci anche nella cittadina di Bluff, per un pezzo di storia americana, quando i pionieri fondarono la prima comunità di non-nativi. Il villaggio conserva case piccole e ricche di memorie, con le foto originali dei loro primi abitanti ancora appese alle mura. Le carrozze che nell’Ottocento arrivarono in questa colonia commemorano il lungo viaggio di esplorazione. Storica anche la Mother Road, la madre di tutte le strade americane, ossia la Route 66, che percorriamo solo per un breve tratto incrociando rider dal casco a padella e dai baffoni curati alla guida di Harley Davidson. Guidiamo nelle strade serpeggianti della Petrified National Forest per scoprire, in un percorso della durata di circa un’ora, una inaspettata varietà di paesaggi e colori di un deserto del tutto insolito rispetto allo stereotipo che evoca questa parola. In questo parco si attraversano montagne dalle linee dolci e dal colore rosa tenue, il suolo scolpito dalla siccità e si possono vedere i petroglifici nella roccia degli antenati dei nativi, fino alla foresta dei legni pietrificati e in ultimo la Crystal Forest con tronchi solidificati in minerali di quarzo che brillano al sole. Proseguendo in direzione Flagstaff ci fermiamo per cena in un’area di sosta ben attrezzata. Non è difficile trovare aree di sosta indicate sul percorso da cartelli “Rest Area” e parcheggi per “RV” (Recreational Vehicles). La cena salsiccia e fagioli in padella ricorda stasera i film di Bud Spencer e Terence Hill.

Giorno 5 – Meteor Crater

Nei pressi di Flagstaff, il Meteor Crater è oggi centro per visitatori sul luogo dell’impatto di un meteorite caduto sulla superficie terrestre circa 50 milioni di anni fa schiantandosi al suolo alla velocità di 26.000 miglia orarie. La pianura tutt’intorno è ancora arida e desertica, sempre più spoglia man mano che ci si avvicina al cratere. Il cratere non entra nel grandangolo di uno scatto fotografico, anche dal punto più alto dell’osservatorio. Sulla sua superficie, che simula quella lunare, la NASA ha effettuato esercitazioni per gli astronauti dell’Apollo. Ancora oggi una navicella ricorda le esercitazioni. All’interno è stato allestito un piccolo museo con tanto di cinema con una programmazione di interviste e documentari su ricerche e ritrovamenti e un’esposizione di residui dei meteoriti dalle dimensioni di scogli trovate nelle fattorie circostanti. Dopo la visita percorriamo l’ultimo tratto in camper per riconsegnarlo al suo proprietario, dopo averlo lavato ad un autolavaggio in città vicino a Phoenix. Saliamo sul promontorio che porta a Yarnell e proseguiamo il coast to coast lasciandoci alle spalle e nei ricordi la calda Arizona dei cactus, delle foreste di aghiformi e dei paesaggi aridi e spogli, delle rocce rosse e dei misteri di Sedona. Terra di indiani e di cow boy, dalla Monument dei nativi d’America, fino alla Bluff dei primi coloni, ai canyon capolavori della natura e del tempo, del Grand Canyon, una delle sette meraviglie del mondo.

Pubblicato da ExpLovers.net

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