Stati Uniti coast to coast

Un viaggio da New York a Los Angeles in auto e in camper

Forse, dopo tutto, l’America non è mai stata scoperta. Io personalmente direi che è stata appena intravista.

Oscar Wilde

Quanto ha ragione Oscar Wilde in questo aforisma! C’è così tanto da vedere che un coast to coast non può bastare. Però è senz’altro un’ottima idea per iniziare la scoperta del Nuovo Continente, mito per i viaggiatori che ancora non ci sono stati, come lo era per noi. In un itinerario di 20 giorni si può vedere New York, fare una deviazione nel vicino Canada alle cascate del Niagara, prendere un volo interno per improvvisarsi camperisti nell’Arizona del Grand Canyon e della Monument Valley e finire il viaggio in California a bordo di una Ford Mustang rosso fiammante o di una Dodge gialla. Questa è la nostra prima volta negli U.S.A. Tanti chilometri e tante emozioni in ogni tappa, da New York, fino a Los Angeles.

New York

Il volo diretto sola andata da Roma Fiumicino a New York della compagnia low-cost Norwegian Airlines è durato 9 ore e come da programma è atterrato in nottata. Un taxi giallo ci ha portato in hotel, prenotato nel Queens, attraverso la trafficata, caotica, mitica, metropoli a stelle e strisce. Tre giorni sono sufficienti per visitare i luoghi più simbolici e maggiori spot turistici della città e c’è un po’ di spazio per un tocco personale. New York è una città magica, frenetica e moderna. Metropoli d’affari, di divertimento, di recente storia americana. Non si può rinunciare a New York la prima volta negli USA ed anche se si prediligono vacanze naturalistiche, alcuni giorni in questa città, emblema mondiale di architettura urbana, sono consigliatissimi.

Abbiamo passeggiato in Central Park e nel quartiere afro-americano di Harlem, culla del gospel. Dal Battery Park è partita la gita in traghetto per vedere la Statua delle Libertà. Abbiamo attraversato in bici il Ponte di Brooklyn. Visto i quartieri dei migranti in China Town e Little Italy. Assaggiato specialità culinarie dal mondo nel Chelsea Market. Ammirato l’arte di strada nel contesto periferico della High Line e l’arte contemporanea nel Moma. Ci siamo persi nel caos dei taxi gialli nel traffico e neon nei cartelli pubblicitari a Times Square. Abbiamo ascoltato un’opera lirica intramontabile in un teatro di Broadway e commemorato le vittime dell’attentato dell’11 settembre al World Trade Center. Siamo passati dalla patria del business in Wall Street alla panoramica della skyline di giorno sulla Freedom Tower, e di notte dalla terrazza dell’Empire State Building. Abbiamo sentito le note della musica jazz cenando dentro lo storico locale Blue Note.

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Le cascate del Niagara

Recuperati i nostri zaini da viaggio in hotel, raggiungiamo l’aeroporto di JFK per prendere l’auto a noleggio. Questa scelta per quanto possa sembrare illogica, in realtà ci permetterà di avere a disposizione più tempo prima di riprendere l’aereo verso la tappa successiva. Viaggiamo quindi nella notte passando a ritirare la cena (un panino con patatine in perfetto stile newyorkese) al Drive Through per non perder tempo. Adesso inizia il nostro viaggio col piede sull’acceleratore e un bel gioco di squadra nell’alternarsi alla guida! Ovviamente se non siete amanti dell’avventura e cercate situazioni più rilassanti vi basterà aggiungere qualche giorno alla vostra visita. Quindi da ora in poi la nostra alimentazione dipenderà dalle scritte giganti dei McDonald’s incontrati sulla strada e catene di fast food simili. E quando vorremo coccolarci un po’ ci concederemo un caffè e una fetta di cheescake dalle catene di American diners con cameriere in divisa e piatti con tanto burro e tanti zuccheri e bibite in abbondanza in modalità re-fill.

Le Niagara sono le regine delle cascate. Ci sono volute 6 ore di auto da New York per varcare il confine ed arrivare in Canada, dove la vista è più spettacolare. Abbiamo trascorso due giorni e una notte in questa location che ha costruito attorno alla natura strutture spettacolari per accogliere turisti e vacanzieri. La furia dell’acqua è spettacolare di giorno e alla sera, quando è illuminata da luci artificiali. Se prenotate in anticipo per cena, potrete vederle anche dall’alto della Skylon Tower con il ristorante panoramico ruotante (1 giro completo in 1 ora). È possibile fare un percorso sotto le cascate e arrivare vicino alle cascate in crociera. Merita una vista il Butterfly Conservatory con migliaia di specie di farfalle. Ci sono Bed&Breakfast ricavati in villette a schiera nella zona residenziale. I dintorni delle cascate sono un’oasi di pace e tranquillità così come il vicino lago Ontario. Se la foschia lo permette, si vede all’orizzonte la skyline di Toronto.

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La natura spoglia e suggestiva dell’Arizona

Ci rimettiamo in viaggio, passando dal bel tempo al temporale, e vivendo l’avventura di un volo preso “al volo”. Dopo poche ore in macchina il meteo cambia drasticamente e dalla mattina soleggiata iniziata nella pace in riva al lago Ontario, ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta. Strade allagate e Google Maps ci segnala lunghe code. Nel tentativo di recuperare tempo e arrivare alla meta da una strada secondaria con meno ingorghi, vediamo in lontananza un’auto sommersa fin sopra i finestrini. Il proprietario è accovacciato fuori dall’abitacolo, sul cruscotto, al telefono e in attesa dei soccorsi. Vedendoci entrare nella strada in cui è rimasto bloccato ci fa cenno di tornare indietro. Le poche auto che come noi avevano optato per la scorciatoia suggerita dal navigatore si rimettono diligentemente in fila in autostrada. Il viaggio si allunga di circa due ore, e l’ottimismo inizia a vacillare sul riuscire a prendere l’aereo come da programmi. Quando entriamo a New York sotto la pioggia incessante rischiamo ancora una volta di rimanere imbottigliati nel traffico della metropoli. A secco di benzina siamo costretti ad una fermata nel Bronx. Nonostante tutte le vicissitudini, contro ogni probabilità, e con un pizzico di fortuna, arriviamo appena in tempo per riconsegnare l’auto ed imbarcare i bagagli prima della chiusura del check-in. Si vola verso l’Arizona.

Il camper è stato il mezzo perfetto per scoprire l’Arizona. Abbiamo scelto la piattaforma Outdoorsy per individuare il noleggiatore nelle vicinanze dell’aeroporto e scegliere il camper adatto alle nostre esigenze: un van compatto per due persone guidabile con patente B. Viaggiare in camper ci ha permesso la giusta flessibilità negli spostamenti e la scelta in piena autonomia dei momenti per viaggiare e di quelli per riposarsi in questi giorni intensi di chilometri e belle sorprese. Dell’Arizona impressionano i paesaggi scarni, le rocce che si infuocano di rosso nei tramonti a Sedona. Il caldo torrido delle estati e la vegetazione fatta da cactus e da piante aghiformi nelle foreste. Non si dimenticano le bellezze inconfondibili della Monument Valley e del Grand Canyon. Consigliamo di prenotare in anticipo i camping in prossimità di queste mete più turistiche e perciò più affollate. Per l’ingresso ai parchi e alle attrazioni i biglietti si possono acquistare all’arrivo. Per tutto il resto, basta curiosità e spirito di improvvisazione.

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Tornati al punto di partenza vicino a Phoenix, cambiamo genere di mezzo di trasporto e passiamo ad un’auto senza cappotta. All’aeroporto ritiriamo una Ford Mustang rossa prenotata a noleggio e dividendoci alla guida dei mezzi torniamo a Yarnell a riconsegnare il nostro van al proprietario, anche se ormai ci eravamo affezionati. Proseguiremo in auto, verso Las Vegas.

Welcome to Fabulous Las Vegas

Il viaggio in Ford Mustang dura 3 ore e 30 minuti, quando finalmente vediamo le luci della città del divertimento nel bel mezzo del deserto del Nevada. Qui si può esagerare, mettere da parte l’idea di una vacanza low-budget, e per una sera concedersi ogni comfort. A Las Vegas abbiamo prenotato senza badare a spese una stanza al Bellagio, uno degli hotel extra-lusso con tanto di piscina, casinò, spettacoli e suite di ogni comfort. Arriviamo in hotel in tempo per lo spettacolo delle fontane al ritmo delle canzoni di Elton John. Adesso ci concediamo tutte le coccole della nostra stanza tra cui un bagno idromassaggio. In Vegas la notte è giovane e non ha orari, soprattutto nei casinò. C’è un gran via vai ovunque e l’atmosfera è resa insonne da luci al neon sull’abbondanza degli eventi che rendono speciale questa location artificiale nel bel mezzo del deserto.

Il giorno nel mese di agosto a Las Vegas è caldo, fin troppo, per riuscire a girare senza il fresco dell’aria condizionata. Il risveglio è senza alcuna sveglia programmata stavolta e la colazione è in tutta calma in piscina. Ci vuole anche una foto ricordo sotto al cartello “Welcome to Fabulous Las Vegas”. A pranzo proviamo un sushi in America, per evitare il solito burger, e torniamo in auto, verso la Death Valley.

La Valle della Morte

Il paesaggio della Death Valley è spoglio e per questo spettacolare. Dune di sabbia, montagne ondulate e segnate da giochi di ombre e luci, il mare di sale, il punto più basso del Nord America nella depressione di Badwater, visibilmente decine di metri sotto il livello del mare. Si tratta di uno dei luoghi più caldi delle terra, e lo si sente alzando le braccia in aria nella calura, viaggiando senza cappotta, al di fuori delle bocchette di aria condizionata dell’auto. Nel 1913 qui si raggiunse il record di temperatura toccando i 57°C. Durante la nostra visita eravamo nella media, a 45°C. La Artist Drive è un tratto di strada serpentino tra le rocce in cui divertirsi alla guida di un’auto sportiva, prima di uscire dalla Valle della Morte.

Nel bel mezzo del Deserto del Mojave, diretti verso Sequoia National Park, la nostra Mustang ci abbandona, o meglio perde un pezzo di carrozzeria sul paraurti posteriore. Tempismo perfetto e il vento si infuria tramutandosi in tempesta di vento, abbastanza comune da queste parti. Classica situazione da imprevisto e lezione di viaggio. O meglio, precauzione fondamentale e che ci ha salvato il viaggio e ci ha insegnato che la prudenza non è mai troppa nei viaggi su strada: meglio spendere un po’ di più per un’assicurazione completa. Abbiamo pernottato in un Motel vicino ma raggiunto in un lungo viaggio percorrendo la strada a 20 km orari. La mattina seguente al punto di noleggio della stessa compagnia possiamo parcheggiare la Mustang e salire su una Dodge Challenger gialla (dotata di paraurti posteriore) per proseguire verso La Sequoia National Forest. Una colazione abbondante a base di pancakes allo sciroppo d’acero della catena Denny’s ci consola per le orette di attesa al centro di noleggio e ci dà tutte le energie (e gli zuccheri) utili per proseguire.

Il parco delle sequoie giganti

Si dice nascano dalle ceneri, questi alberi maestosi che non fanno filtrare la luce del sole, da ammirare a naso all’insù per vedere dove va a finire la chioma, sentendosi piccoli, come formiche. Le sequoie sono inconfondibili. Le loro radici e i loro tronchi sono enormi, con diametri tripli o quadrupli rispetto a qualsiasi altro albero in questa foresta. Lo si vede anche dai tronchi morti, ormai caduti a terra e spezzati, stanchi e secchi. Le giovani sequoie hanno ancora gli squarci del fuoco e radici forti pronte a svettare in alto. Il General Sherman Tree detiene il record per essere la sequoia più grande e dunque l’albero più grande al mondo. Passeggiando nel parco non si vedono solo sequoie, lo spettacolo maggiore, ma si incontra anche la fauna selvatica nella natura protetta. Ci imbattiamo in un picchio, in scoiattoli e in una mamma con due cerbiatti, decisamente poco impauriti dall’uomo per il divieto di caccia che salvaguarda gli abitanti della foresta.

On the road verso San Francisco

La Dodge Challenger gialla è diretta verso Fresno. Percorriamo un tratto della Route 66 e ceniamo in un Drive-in della catena In-and-Out sulla statale. Burger, patatine ed una bibita gassata. Il viaggio è interminabile ma arriviamo. Dopo 4 ore in notturna, finalmente arriviamo. Il pernottamento è un altro imprevisto dell’on the road. Ci fermiamo a riposare per alcune ore in un parcheggio di San Francisco. I motel sono tutti sold out e qui non abbiamo pensato a nessuna prenotazione. Si dice la città sia da ammirare anche per la sua atmosfera di centro urbano. E infatti intorno a noi transita qualche barbone che ci distrae nel dormiveglia. Uno con uno walkman balla il moon walk. Un altro ha un carrello della spesa carico di buste di immondizia. Un altro parla con il buio.

Arrivano le luci dell’alba e serve un bel caffè da Starbucks per svegliarci del tutto. Dopo il calore dell’Arizona e l’afa del Nevada, San Francisco è una città fredda e ventosa e allora indossiamo gli acquisti dell’NBA Store di New York: una felpa dei Golden State Warriors ed una dei San Antonio Spurs. Il Golden Gate Bridge, simbolo di questa città, guadagnata alla guida, è in parte nascosto dalla fitta nebbia che scompare solo in prossimità del molo. C’è un via vai di persone e artisti di strada, uno suona i Dire Straits, e le bancarelle vendono i famosi panini al granchio o all’aragosta. Si vede la prigione di Alcatraz. Al Pier 39 i leoni marini si mostrano in tutta la loro goffaggine. La città è fatta di strade dalla conformazione delle montagne russe. È un continuo sali e scendi. Il tratto Russian Hill, della Lombard Street, è il più noto esempio di ripidi tornanti. Al 2640 di Steiner Street passiamo davanti alla villa che fu set del film in cui Robin Williams interpretava Mrs. Doubtfire. E prima di lasciare la città ci fermiamo per un trancio di pizza davanti alla St. Paul’s Catholic Church, al di 221 Valley Street, set della commedia Sister Act della migliore Whoopi Goldberg. La sera arriviamo nei pressi di Monterey. Assaggiamo i burger di Jack’s al Drive Through. Dormiamo esausti in un motel a metà strada.

La California fino a Los Angeles

La mattina seguente viaggiamo in Dodge lungo la West Coast. Ci fermiamo per caso, accanto all’oceano, per vedere i leoni marini spiaggiati. Passiamo per Malibù e finalmente la spiaggia di Santa Monica, una lunga striscia di sabbia, spaziosa, poco affollata, con gli inconfondibili casottini bianchi dei guarda-spiaggia e le onde potenti. Qualcuno qui fa surf. Noi facciamo un bagno nell’acqua gelida dell’oceano e vicino alla riva. La Walk of Fame ricorda artisti del cinema, della TV, della radio e della musica scolpiti nelle stelle. Dei fiori su quella di Aretha Franklin, venuta a mancare in quei giorni. Mangiamo in un pub del centro. Il motel è poco distante. Non è Beverly Hills, ma è carino ed economico.

L’ultimo giorno lo dedichiamo a tornare piccoli negli Universal Studios, parco divertimenti a tema con attrazioni studiate con le nuove tecnologie di movimento e 3D. Anche se siamo semplici Babbani, entriamo a Hogwarts di Harry Potter e anche se non siamo gialli andiamo a Krustyland dei Simpsons. Poi trai Minions di Cattivissimo Me, tra gli zombie di The Walking Dead, i classici di La Mummia e i futuristici Transformers. Al tramonto siamo a Venice Beach, una via di villette su un canale che ricorda la nostra Venezia, seppur in miniatura ed in una surreale atmosfera fiabesca e artificiale. Sulla spiaggia stanno rientrando i surfisti e gli skate boarder danno spettacolo nelle piste di asfalto ondulato sul lungo-mare. Cala la sera tra le palme della California. Cala il sipario su questo viaggio da una costa all’altra degli Stati Uniti sulle quattro ruote.

Pubblicato da ExpLovers.net

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