Norvegia centrale in treno ed auto alla scoperta dei fiordi

La Norvegia si sa, è una di quelle mete che aspetti tanto di poter visitare, senza sapere se poi le aspettative così alte riusciranno ad essere soddisfatte. La risposta nel nostro caso è stata molto semplice. Si. Foto e panorami da cartolina hanno tutto un altro sapore quando ti trovi in cima ad una roccia a strapiombo su un fiordo. E cosi la nostra avventura è iniziata dall’aeroporto Gardemoen, un breve tragitto in treno ci fa arrivare in centro della capitale norvegese. Fuori dalla stazione ci accoglie la tigre bronzata che veglia sull’ingresso. Il nostro hotel è poco distante. Lo abbiamo scelto in anticipo su Booking.com, e lo raggiungiamo a piedi per lasciare gli zaini da backpacker. Abbiamo trovato un insolito bel tempo e la sicurezza che in aprile le giornate sono più lunghe in Norvegia, perché il sole tramonta intorno alle 22:00. Dedichiamo la giornata a visitare Oslo. Passeggiamo vicino al parlamento lungo il viale adornato di statue e fontanelle, fino al palazzo reale. Anche nella capitale c’è l’atmosfera tipica dei paesi nordici, freddi e distanziati, ma immersi in una piacevole quiete. Nella Galleria Nazionale sono esposte opere di vari artisti scandinavi che soprattutto sul genere impressionista hanno rappresentato in olio su tela scene di vita, miti e drammi, compreso l’Urlo di Edvard Munch, ospite d’onore nel museo. La sera, ma ancora col sole del pomeriggio, arriviamo al Vigeland Park, un enorme parco a tema sulle sculture dell’omonimo artista, con le sue 212 statue di Gustav Vigeland. La più suggestiva è il Monolite, una torre composta da un groviglio di statue di corpi incastrati ed accatastati gli uni sugli altri in altezza, contando un totale di 121 statue. Il Monolite si erge al centro di una scalinata circondata da altre statue di persone che lasciano spazio ad ogni interpretazione. Scendiamo al porto su cui si erge l’antica fortezza di Akershus, le cui mura segnano il confine col mare. Proseguiamo verso la Norske Opera e Ballet, esperimento di un’audace architettura urbana e d’avanguardia. Dentro è un gioco di vetrate. Fuori, la scultura She Lies ricorda un iceberg e riflette le luci del tramonto in tarda serata. Ceniamo in uno dei ristoranti più tradizionali di Oslo su consiglio di Tripadvisor. Il pesce servito nei locali è freschissimo e spesso è buona abitudine culinaria accompagnarlo con un bel boccale di birra alla spina. Nel mio piatto c’è del rombo adagiato su un contorno di farro, broccoli e asparagi, speck e salsa olandese. Tra le chiacchiere e i boccali di birra ai tavoli, la musica live in sottofondo è di un duo piuttosto alternativo, ma bravissimo. Il cantante è capace di suonare la tromba con la voce (senza la tromba), seguendo le note del musicista al contrabbasso. Torniamo in hotel, della catena Citybox, di cui si trovano strutture un po’ in tutta la Norvegia. Non è un gran ché negli standard del lusso, ma pulito e molto economico per la media dei prezzi nel Nord Europa. La reception è ultra moderna. Il check-in e il check-out si effettuano ai box inserendo i propri dati e quelli della prenotazione, fino al ritiro della chiave magnetica, che viene automaticamente impostata per i giorni del soggiorno al riconoscimento dei dati degli ospiti e di prenotazione. Il receptionist si limita a fare assistenza, se necessario.

Il Monolite di Gustav Vigeland

La mattina seguente il cielo sembra grigio e zuppiamo un croissant nel caffè lungo per il quale qui nei bar si può chiedere refill. Con il treno si può arrivare nel punto più alto della città, Holmenkellen, località per gli sport invernali con il trampolino olimpico per lo ski jump da immaginare gremito di spettatori e sotto i riflettori durante una gara. Sulla cima opposta un enorme masso su cui sono stati scolpiti due troll decora il boschetto di aghiformi. Una panchina solitaria su cui ci siamo seduti a riposare per alcuni minuti sarebbe decisamente il posto d’onore dello spettatore più privilegiato per vedere una competizione di ski jump in diretta, da un bel punto di osservazione a molti metri sopra la pista. Più tardi in mattinata visitiamo il museo delle navi vichinghe dalle estremità di legno scuro all’insù da immaginare mentre avanzano minacciose in mare.

Margherita con una statua vicino allo Ski-Jump

Al Vikingskipshuset sono esposte le imponenti imbarcazioni funebri realizzate in legno di quercia e interrate oltre 1.100 anni fa, quando, tolte dalle acque, vennero utilizzate come gigantesche bare per i nobili. Come in molte antiche tradizioni, insieme ai defunti veniva sistemata tutta l’oggettistica di cui si pensava potessero avere bisogno nell’aldilà, dalle armi, fino ai gioielli, e altri reperti oggi esposti nelle sale. Nella credenza del popolo Vichingo, le navi avrebbero dovuto traghettare le anime nel regno dei morti. La Oseberg è la più maestosa e solenne. Richiedeva ben 30 rematori e si distingue dalle altre navi per le minuziose decorazioni su poppa e prua raffiguranti draghi e serpenti. La Gokstad è un bellissimo esempio di imbarcazione da guerra, ancora solida nella struttura e ritrovata nei fiordi, esempio più significativo di nave vichinga. Il Fram Museum adiacente è invece dedicato alle imbarcazioni contemporanee utilizzate per recenti esplorazioni nel Circolo Polare Artico con interessanti documentari proiettati nella sala multimediale a testimoniare i successi e le vicissitudini durante le spedizioni polari.

Valerio e la maestosità della nave vichinga

Viaggiare in Norvegia in questa stagione di giornate più lunghe e accese dalla luce ben oltre i nostri standard orari, ci ha reso instancabili e anche un po’ insonni, ma ci ha permesso di sfruttare al meglio le giornate e riempirle di programmi. Tornati in stazione centrale ad Oslo prendiamo il treno Oslo-Bergen, per sette ore di viaggio verso la costa opposta. Dagli scatti ricordo delle ore 20:00 c’è ancora il sole che splende sulle rotaie e accende il bianco dei paesaggi deserti e innevati da cui spunta ogni tanto qualche casa in legno completamente coperta di neve. Seduti sul lato sinistro durante questo tragitto fino a Bergen è come vedere un film di sette ore di spettacolari paesaggi nordici intatti, che identici e congelati si susseguono scorrendo veloci dal finestrino. Il lato sinistro è il più spettacolare e in anticipo si possono prenotare dal sito delle ferrovie norvegesi biglietti e i posti a sedere, compresa la scelta del lato (assolutamente il sinistro per i turisti, indifferente per gli abitanti locali) su questo treno panoramico. Arriviamo nella cittadina di Bergen (Bryggen in norvegese) in nottata e lasciati gli zaini in albergo, la zona sul porto ci sembra ancor più viva e accogliente della capitale. Il centro è ricco di pub e ristoranti con birra e musica live e gente che ha voglia di cantare.

Pronti per il Safari in salsa norvegese

La mattina seguente gli abitanti di Bergen corrono numerosi la maratona cittadina e altrettanti fanno il tifo ad amici e parenti o riforniscono i partecipanti di bevande e snack, in un’atmosfera molto conviviale e festosa. Ci perdiamo tra le viuzze del centro e tra le casette colorate e dai tetti bassi e le facciate triangolari, prima di addentrarsi nel bosco alla ricerca dei troll, nel verde scuro delle piante che si riflettono perfettamente sulle acque del lago, nella fitta vegetazione di arbusti alti. I troll li compriamo in versione soprammobile in una bancarella di souvenir del mercatino in città. Sono statuette indistruttibili, perché realizzate in gomma dura, creati da abili artigiani. Hanno i capelli spettinati, nasoni giganti e occhietti di vetro. Scendiamo a piedi al porto per mangiare del pesce fresco al Friskmarkt, il mercato del pesce. Ostriche, gamberetti e un assaggio di salmone, coda di rospo e razza con verdure. Anche con una leggera pioggerella le casette di Bergen disegnano la loro sagoma e riflettono i loro colori accesi sull’acqua. All’auto noleggio ritiriamo il nostro mezzo e iniziamo il nostro viaggio verso i fiordi centrali fino a Stalheim arrivando al punto panoramico. Una profonda gola rocciosa a picco sull’acqua, piatta, calma, di un blu denso. Proseguiamo al Gudvangen Camping dove pernottiamo in un accogliente bungalow in legno, un luogo caldo mentre nonostante la persistente luce del giorno alle 21:00 di sera l’aria si raffresca. La Norvegia è ben attrezzata di campeggi e i prezzi in questa stagione sono relativamente bassi in quanto non è ancora alta stagione, che coincide invece con l’estate. E’ circondato dai monti che rendono spettacolare il contesto e poco distante dal Nærøyfjord, paesaggio naturalistico patrimonio UNESCO, unico perché lungo e stretto con le montagne che sprofondano a diversi metri sotto le acque. Qui sono in costruzione un villaggio in tema vichingo e un centro di noleggio kayak per divertire i visitatori in estate. Ancora non è una località affollata. Poco più in là dal camping, sperduto nel nulla, si intravedono le casupole di Bakka, piccolo villaggio di pescatori e fattori. Come in tutti i paesini sperduti della fredda Norvegia, i locali qui vivono spesso di pesca, allevamento di bestiame, e c’è sempre una chiesa, con il cimitero circostante ad ospitare per sempre i suoi abitanti. Stasera mangiamo con vista sul fiordo, patatine e un sandwich finché le case non si accendono nella notte dalle luci alle finestre e tutto si immerge in una calma surreale e un po’ spettrale, finché non rientriamo al calduccio del nostro bungalow.

Il giorno dopo raggiungiamo in auto Flam, a soli 20 minuti dal camping, fortunatamente anche oggi sotto al sole. Flam è un piccolo paesino che si affaccia sul fiordo e immancabile meta turistica perché da qui parte la Flamsbana, la celebre linea ferroviaria che lo collega a Myrdal. Presi i biglietti all’ufficio turistico c’è il tempo per scattare alcune foto, senza rischiare che vengano mosse per la fermezza del paesaggio. Da qui partono le grandi navi da crociera sul fiordo a tagliare l’acqua piatta come una tavola, ma abbiamo optato per un’uscita in gommone più tardi. Arriva il treno verde con l’inconfondibile scritta Flamsbana. Saliamo nel nostro vagone. All’interno è elegante e in stile vintage con sedili in legno chiaro color noce e belle rifiniture. Dal finestrino sfrecciano paesaggi di montagna. Mentre il treno procede in salita, cascate e arcobaleni, di tanto in tanto spunta qualche casupola sperduta. Il treno si ferma a tappe e c’è occasione di scendere per fare foto e per una breve sosta di alcuni minuti. L’ultima delle tappe è Myrdal, innevato. Si torna indietro. Di nuovo monti, la neve che va a sciogliersi man mano che si scende, cascate e arcobaleni. Ci prepariamo per il fjordsafari indossando, come raccomandato, e sopra ai nostri vestiti, delle pesanti tute imbottite e sopra degli enormi giacchetti anti-vento ben chiuso sul collo, un cappello di lana a parare le orecchie, occhiali fascianti a maschera da sci e guanti da neve. Siamo praticamente sotto-vuoto. Rimane fuori solo la bocca da proteggere con del burro cacao. Si parte con un gommone che ospita una decina di turisti e procede veloce tra le acque calme, immobili, impassibili del fiordo. Ogni tanto ci fermiamo a vedere la bellezza di questa quiete e di questa natura così statica quanto affascinante in una giornata di sole e di primavera. Guida un norvegese con la barbetta curata e bionda, noi e gli altri turisti siamo seduti al centro. E’ come essere al cinema, in 3D, con immagini che scorrono veloci, di un documentario sui fiordi, attraverso le acque del blu della notte che riflettono perfettamente il celeste del cielo e il bianco delle nuvole, incorniciate dai monti tutt’intorno che mostrano di tanto in tanto un villaggio di alcune case in legno, ciascuna di un colore, come se ognuna avesse una sua identità, e di caprette al pascolo. Undredal è famoso per la produzione del formaggio e la chiesetta al centro del paese ai piedi di una cascata è stata ripresa nel film di animazione Frozen. Via acqua arriviamo alla fine del fiordo, a Gudvangen. In lontananza si vede ancora il villaggio di Bakka che avevamo raggiunto a piedi la sera precedente. Tra le montagne scopriamo alcune fattorie estive, dove i pastori portano capre e pecore in estate, attraversando il fiordo con la barca. La nostra guida ci spiega quanto i norvegesi siano esperti in “goat rescue” (attività di soccorso capre arrampicate nei punti più ripidi e rimaste sulle rocce della montagna senza saper scendere). Ritornati in gommone al punto di partenza possiamo spogliarci degli indumenti anti-vento e caldi. La tappa successiva la raggiungiamo in auto percorrendo strade serpentine sui fiordi fino a Voss. Qui abbiamo una prenotazione al VossWind. La Norvegia è patria di sport invernali e estremi. In aprile non è alta stagione e molti centri sono chiusi, soprattutto se offrono attività sportive all’aperto, ad esempio parapendio, perché spesso è nelle belle giornate d’estate che i turisti scelgono queste attività. Il VossWind è una struttura moderna e accogliente e si può provare la galleria del vento, uno sport che sta piacendo sempre più ai paesi nordici e che sta diventando sempre più popolare in Europa. Imbracati dell’attrezzatura necessaria: tuta, occhiali, casco, facciamo un breve training con il nostro istruttore. E’ la nostra prima lezione e non è facile capire come controllare il proprio corpo; lo scopriremo nel tunnel. Il vento soffia dal basso verso l’alto, la sua forza artificiale ci fa volare. Non dipende dal peso del corpo, ma dai movimenti. Con i movimenti si controlla e si “comanda” alla forza del vento. Il rumore sarebbe insopportabile senza i tappi in silicone dentro alle orecchie, parte dell’attrezzatura fornita. Il più minimo movimento del corpo può far cambiare direzione o sparare il corpo in alto, o farlo tornare in basso. Curioso conoscere le reazioni del proprio corpo nel vento. In ogni caso, movimenti bruschi farebbero perdere il controllo. Certo, ci vuole molto allenamento e con l’esperienza si fanno belle acrobazie con piena consapevolezza, cosa che non siamo in grado di fare alla sola prima lezione. Tutto sommato, bella esperienza. Con la nostra Audi A3 percorriamo a zig zag il fiordo fino ad arrivare al punto panoramico di Hardanger. Una terrazza si affaccia sul fiordo incorniciato da montagne verdi. Scendiamo poi al Sud nella mappa della Norvegia centrale, costeggiando i fiordi per tre ore d’auto fino a Sand. Il nostro hotel è vicino al molo, e ad una farmacia utilissima la mattina seguente dopo aver avuto una congestione nella notte, probabilmente per la giornata movimentata, dal fjordsafari, dal vento nel tunnel e dalla guida sportiva in strade con molte curve.

La famosa Flamsbana per Myrdal

Non sempre si viaggia in piena salute. E qui Margherita ha fatto una delle cose che rimarranno per sempre nella classifica delle sfide vinte durante un viaggio. Con l’energia prosciugata dalla congestione della notte, in mattinata abbiamo fatto un trekking sul Priekstolen. In norvegese vuol dire “Il pulpito”. E’ una roccia che sporge per 30 metri sul mare. Per arrivare al pulpito di roccia si cammina lungo un percorso scolpito nelle rocce, di circa 5 chilometri e di alcune ore. Succo di mela (unica cosa che riusciva a digerire) e caparbietà per non rimanere in albergo e arrivare in cima. Ma ne è valsa la pena e la vista mozzafiato è valsa il grande sforzo. Lo spettacolo del panorama sul pulpito sporgente premia ogni fatica!

Margherita che festeggia dopo ore di Trekking l’arrivo sulla cima del Priekstolen

Poco distante dal Priekstolen scattiamo una foto ricordo sulla sedia in legno più grande del mondo, costruita in legno dipinto di rosso e paglia intrecciata sulla seduta. In tarda serata arriviamo in auto a Røldal, un villaggio nel comune di Odda, nella contea di Hordaland. Anche qui pernottiamo in un bungalow di un camping. La notte è tempestosa. Il tipico maltempo norvegese che ci accompagna anche la mattina seguente, in viaggio verso l’aeroporto, di nuovo al punto di partenza, dove riconsegniamo l’auto a noleggio, Oslo Gardemoen. Finisce qui il nostro viaggio nella Norvegia centrale. E’ ora di tornare a casa, come cantava una nota canzone di John Denver nel pub a Bryggen: “Take me home, to the place I belong”.

Pubblicato da ExpLovers.net

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