Oman

Oriente tra le montagne e il mare, mercati e spezie, cammelli e beduini, oasi e tartarughe, tra le palme e le dune.

Piscina naturale tra le rocce di Wadi Shab

Il Sultanato dell’Oman si trova nella Penisola Araba, confina con lo Yemen (a Sud), gli Emirati Arabi Uniti (a Nord-Ovest) e l’Arabia Saudita (a Ovest) ed è meta caratteristica del Medio Oriente. L’itinerario parte dalla capitale, Mascate e tocca siti storici e naturalistici. Le strade sono asfaltate e facilmente percorribili, scenografiche e con bassi limiti di velocità, tutte da percorrere in jeep, persino sulle dune. A bordo di 3 jeep Pajero noleggiate all’aeroporto iniziamo il viaggio dalla moderna capitale Mascate a quella antica, Nizwa, per entrare in un souq (il mercatino), tra gli odori delle spezie e delle essenze. Lungo la strada scorrono dal finestrino le palme, e si scorgono i forti costruiti anticamente sulle rocce più alte, con le torrette di vedetta e tutt’oggi ben conservati. La temperatura è calda, tocca i 30 gradi nella stagione invernale scendendo leggermente di notte. Sconsigliato viaggiare qui in estate, quando sarebbe fin troppo caldo per sopportare una giornata nel deserto. Assaggiamo pane e humus, datteri e caffè, ciò che qui caratterizza la cucina locale, che include anche le ricette della cucina yemenita, indiana e turca.

Spezie in un souq

Il castello di Jambreen è la prima tappa del secondo giorno, bianco immacolato nel paesaggio scarno e arido circostante a cui ci si affaccia salendo sulla terrazze e sulle torrette decorate da guglie ondulate e appuntite. Un labirinto di stanze dall’architettura minimale ed elegante, ben tenute e conservate, che ricordano un antico splendore. Proseguiamo verso il forte di Bahla’, più grezzo e abbracciato dalle montagne tutt’intorno. Percorrendo una strada serpentina e in salita raggiungiamo il caratteristico villaggio Misfat Al Abreyeen, con vista panoramica e con costruzioni in bilico e in parte in decadenza, tra il verde della folta vegetazione di palme, l’azzurro delle vasche di acqua e il giallo delle case in cui trovare locali per una pausa e sorseggiare del caffè. Scendendo in auto dall’altura, il villaggio di Al Hambra è ancor più suggestivo: edifici diroccati dal color ocra, tra la polvere e le vie deserte in cui intravedere alcuni muratori al lavoro, le capre che attraversano la strada. Nel tardo pomeriggio c’è occasione di salire ancora e ammirare il meraviglioso spettacolo naturale del Grand Canyon d’Arabia lungo il Balcony Trek, percorso che fiancheggia uno strapiombo roccioso per alcuni chilometri fino ad un villaggio abbandonato e fino a vedere le luci del tramonto tingere di rosa le montagne.

Forte di Bahla’

Nel terzo giorno visitiamo la Al Hoota Cave, sito naturale formatosi dallo scontro tra la placca oceanica e terrestre, che oggi ospita un museo e un bel percorso sotterraneo tra stalagmiti e stalattiti ad un’umidità che può raggiungere l’80%. Torniamo verso l’antica capitale Nizwa, oggi per la visita del forte, in cui poter fare alcuni scatti ai mestieri tradizionali ricreati al suo interno. Nel primo pomeriggio ci fermiamo a sgonfiare le gomme, per maggiore aderenza, e renderle così idonee a percorrere un breve tratto nel deserto. Arriviamo a Wadiba Sands per divertirsi con le jeep guidate da beduini esperti sulle dune come fossero montagne russe, per correre nel deserto, per ammirare il tramonto che trasforma i colori della sabbia in tenui sfumature di rosa e rosso. Dopo cena è uno spettacolo insolito vedere sorgere la luna sulle dune, seguirla rimpicciolirsi al trascorrere della notte e salire in cielo come fosse un palloncino. Attorno ad un fuoco che scalda nella notte fresca del deserto, un beduino racconta storie in inglese per tutti gli ospiti nel campo tendato, seduti ad ascoltare interessati del modo di vivere della comunità, ad imparare tutto sui cammelli e le creature del deserto.

Uno scorcio sul tracciato del Balcony Trek al tramonto

La mattina dopo l’alba è ancora uno spettacolo sulle dune. E la giornata inizia con la mungitura nella stalla vicina. Poco più tardi una “cammellata” sugli alti dromedari. Ripartiamo verso Sur, villaggio sul mare, per visitare la Corniche, le imbarcazioni in legno, la spiaggia dove sono arenate centinaia di meduse. Ma la vera scoperta è in nottata, quando a bordo di una jeep si torna in spiaggia, cercando le tartarughe che dopo la mezzanotte su questa stessa spiaggia depongono le uova. Nei mesi estivi è scontato incontrarne a centinaia. In febbraio ci dobbiamo considerare fortunati ad averne viste due, nella buca scavata con le pinne anteriori, in cui depongono le uova prima di reimmergersi in acqua.

Tappeti

Non può mancare in questa meta un trekking dentro a un’oasi. Wadi Shab è tappa immancabile, scenografica e paesaggistica lungo il percorso a piedi tra le montagne, e divertente per un bagno nella piscina naturale a fine percorso. Ovviamente nel rispetto della cultura locale è raccomandabile, per le donne, non mettersi in due pezzi. Costume intero o ancor meglio pantaloncini e maglietta. Il tratto a piedi dura circa un’ora ed è di media difficoltà. Per arrivare a destinazione bisogna nuotare dentro ad una grotta, per scoprire davvero lo spettacolo di questa piscina naturale a colorare di turchese il bianco delle rocce che fanno da contorno. Di ritorno nella capitale Mascate vale la pena una passeggiata lungo la Corniche al tramonto e immergersi poi nei vicoletti del souq, dell’oro e delle spezie, per comprare qualche souvenir a fine viaggio. Bello il palazzo del Sultano e il viale, anche in notturna, nella quiete che porta al museo nazionale. La mattina seguente è aperto il mercato del pesce e si può ammirare, di ritorno in aeroporto, la grande Moschea del Sultano Qaboos, ultima bellezza di una pacifica, naturalistica e genuina meta d’Oriente.

Il beduino e il suo cammello

Pubblicato da ExpLovers.net

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