UN’ISOLA, UN’AUTO ROSSA CON GUIDA A DESTRA, E UNO SPIRAGLIO DI LIBERTÀ
Isola di pochi nativi e molti migranti, di coloni e di uomini liberi, di studenti e di amici in vacanza, di una lingua difficilissima che è il maltese, e della lingua inglese parlata con mille accenti differenti. Una ex colonia inglese dove ad oggi gli unici a parlare con accento britannico sono i turisti dall’Inghilterra.
Malta per me è stata una piacevole parentesi di libertà in un periodo di restrizioni, quando viaggiatrici e viaggiatori avevano dovuto riporre nel cassetto i sogni dei viaggi cancellati e rimandati. Eppure, nel luglio 2020 abbiamo trovato un volo a poco prezzo, per una meta che mancava alla mia lista di bandierine dal mondo, senza allerta di rischio causa pandemia, e non troppo lontano da casa. L’avevo sentita spesso nominare, Malta, nei racconti di amici, di vacanze in compagnia, di mare, di pub e di shisha bar, di motorini tra la spiaggia e l’hotel, di vacanze da studenti e di post-maturità. È stato tutt’altro per me, partita per Malta in estate, a 29 anni, dopo la prima ondata di Covid-19, ho vissuto quest’isola con un’amica, le ferie prenotate in fretta e furia, con la voglia di vivere appieno le giornate di sole, di esplorare in lungo e in largo l’isola, di percorrere chilometri in macchina, a bordo di un’utilitaria rossa con guida a destra e le rotonde da imboccare al contrario, al massimo della concentrazione, tra strade sterrate e le piante di cactus ai lati della carreggiata, sempre con gli occhiali da sole, le fascette che vanno di moda in testa, e sotto il sole cocente dell’estate. L’abbiamo visitata in soli tre giorni, ma con la sveglia presto e senza mai perdersi la meraviglia di un tramonto, con degustazioni di specialità locali, piuttosto che pub e shisha bar, chiusi per le norme di distanziamento sociale. E tutto questo, eppure, ci ha ricordato la meraviglia di viaggiare, seppur per poco, in un momento in cui viaggiare veniva persino demonizzato, permettendoci di assaporare un po’ di libertà, che tanto è negata nel 2020 e che tanto Malta sa rappresentare. Per la sua storia, per i suoi abitanti, per il suo modo di vivere, e anche per poco, per il suo modo di accogliere gli stranieri e farli sentire i benvenuti.

Chiusa una valigia a metà con Irene partiamo nelle prime ore di un caldo pomeriggio di fine luglio, verso l’aeroporto Galileo Galilei di Pisa e già si respira aria di serenità dopo mesi di lock-down, quando i tragitti casa-lavoro e supermercato erano diventati sin troppo monotoni. La prenotazione che abbiamo in tasca è una solita offerta low-cost della Ryanair. Ma l’aeroporto è semideserto, così come il gate 6. Atmosfera insolita, eppure nitida di una situazione eccezionale, spero irripetibile. In questi momenti ricordavamo con rammarico persino le attese interminabili in fila al banco del check-in. Nel luglio 2020 era concesso partire senza particolari restrizioni, se non un modulo da compilare all’arrivo e consegnare alle autorità locali. La classica autocertificazione di buona salute e i contatti di alloggio e reperibilità; burocrazia di ingresso abbastanza superficiale rispetto alle misure anti-Covid che abbiamo visto attuare successivamente. Atterriamo alla luce rossastra del tramonto che sembra accoglierci con il consiglio di iniziare la vacanza senza preoccuparsi troppo delle notizie sulla pandemia che ci hanno riempito la testa e le preoccupazioni finora. Avevamo prenotato in anticipo un’auto con Rentalcars, nella fascia di prezzo più economica, senza dimenticare l’assicurazione completa, per affrontare la sfida di due donne e una guida a destra. Abbiamo una Hyundai i10, compatta, 5 porte e rossa fiammante, pratica, ma con il volante dall’altra parte, la cintura di sicurezza dall’altra parte, il cambio dall’altra parte. A parte la sensazione di inadeguatezza iniziale, è facile prendere presto dimestichezza alla guida e tenere sempre la sinistra, anche merito della decina di rotonde che caratterizza l’organizzazione urbanistica di Malta fin dal primo tragitto aeroporto-hotel, di circa un’ora. Avevamo prenotato sul solito Booking.com il White Dolphin Complex, un B&B certamente non d’eccellenza, ma comodo, economico e ben collocato. A Malta ci sono parcheggi delimitati da strisce gialle per i residenti e da strisce bianche per gli altri, abbastanza rari da individuare nelle stradine a zig-zag che alternano continuamente salite a discese, a sensi unici e rotonde. Entriamo in camera per posare le valigie, cambiarci velocemente e usciamo che è già sera. La prima impressione non è entusiasta. La vista sul porto davanti all’hotel è illuminata da poche luci delle barche e tutt’intorno nella zona di Saint Paul ci sono palazzoni. Ci imbattiamo finalmente in un ristorante aperto dove mangiamo un chicken wrap scelto in un menù che incrocia la pizza alle specialità dei fast food.
22 luglio 2020 – Gozo e Comino
Alle 9:30 parte il traghetto per Gozo, prenotato come parte di una crociera organizzata (così dicono), isoletta dell’arcipelago maltese. Il traghetto è affollato di turisti ma si riesce comunque ad avere la giusta accortezza per mantenere le distanze. Con 15 euro e 15 minuti di navigazione, il traghetto attracca al porto di Gozo, vicino alla stazione dei bus, dei noleggi auto, quad, scooter e la coda di tassisti in fila per vendere una corsa ai turisti. Da questo momento in poi è totale disorganizzazione: il traghetto ha terminato il servizio e ci ha lasciati a destinazione sull’isoletta. Non avevamo previsto altre prenotazioni e abbiamo poco tempo. Allora ci affidiamo all’immancabile amica e collega sempre presente, ma invisibile, di ogni viaggio: la tecnica dell’improvvisazione! Saliamo sul bus diretto a Nord dell’isola e ne cambiamo altri due per raggiungere finalmente Victoria, la città principale di Gozo, dove visitiamo la Cittadella Vecchia, fortificazione candida color miele, conservata nel tempo e nella memoria storica di quest’isola. Dalle mura circostanti si arriva alla maestosa scalinata, che culmina nella chiesa. Ai piedi della scalinata alcune signore con le rughe sulle mani e sui volti sono intente in lavorazioni tradizionali di filatura; alcune interessanti dimostrazioni di artigianato locale. Il color ocra ci inonda gli occhi, sullo sfondo di un cielo azzurro senza neanche una nuvola, interrotto soltanto dalla luce del sole cocente. È un labirinto di scale e scalini, fino alla vista panoramica sulle mura, ancora adornate dai cannoni di difesa. Ritrovata l’uscita c’è poco tempo per curiosare al mercato della Cittadella Nuova. Prendiamo un taxi per ammirare immagini veloci di Gozo scorrere dal finestrino fino alla suggestione delle scogliere e delle grotte. La Fungus Rock emerge dall’acqua e con una barchetta di legno a motore si possono raggiungere le cave per ammirare lo spettacolo del mare che cambia colore in mille sfumature di blu e di azzurro delle onde mentre si infrangono sulle rocce, e gli sprazzi d’acqua diventano cristalli d’argento mentre riflettono il sole dentro e fuori le cave, tra luce e ombra. È una brevissima escursione in barca, che ci costa soli 4 euro a persona, senza poter spingersi troppo in mare aperto dove le onde si farebbero più forti della barchetta in legno su cui navighiamo. L’attrazione più pubblicizzata di Gozo, la Grotta Azzurra, non esiste più. La roccia in equilibrio a formare un arco perfetto in mezzo al mare è crollata nel 2017. Oggi ne rimangono solo le rocce sommerse dal mare. Il taxi ci riporta al traghetto mentre l’autista menziona con fierezza nozioni sulla chiesa visitata del Papa Giovanni Paolo II. Malta è molto religiosa, abbiamo dedotto dalle persone incontrate casualmente nel nostro breve viaggio, e dalle molte chiese che conservano affreschi, quadri, marmi, statue e altre opere pregiate di arte sacra. Malta è anche molto confusionaria, per qualsiasi turista che non abbia pianificato troppo il viaggio, e anche nella sua identità, che è allo stesso tempo anche il bello di Malta. Lo si vede dalle tante bandiere che sventolano colori e stemmi differenti, anche in memoria dei periodi coloniali. Quella ufficiale, dell’indipendenza maltese, è bianca e rossa, con la croce templare.

Torniamo al porto in perfetto orario per imbarcarci nuovamente sullo stesso traghetto ora in partenza per Comino. Un altro breve tratto di mare ed ecco il Paradiso. La Laguna Blu è una gigantesca piscina naturale costruita da Madre Natura all’interno di un’insenatura scenica dalla sabbia bianca e protetta da rocce e il mare profondo circostante, a creare meravigliosi contrasti di colori, dal turchese chiaro al blu profondo. La Laguna Blu si classifica come una delle più belle spiagge d’Europa. La si può raggiungere in barca personale, oppure in traghetti organizzati con partenza regolare da Malta verso Comino, o in crociere che combinano Gozo e Comino. Il vero spettacolo qui è fare un semplice bagno, fare la stella a galla e guardare il cielo. Pochi ambulanti si sono come al solito organizzati per la vendita di gelati, panini e bibite. Le partenze dei traghetti verso Malta sono previste ogni due ore e il nostro rientra alla baia di Saint Paul, da cui eravamo partiti la mattina, per poi raggiungere a piedi l’hotel. La sera raggiungiamo l’area di Saint Julian. Al Gululu Restaurant, sedute ad un tavolo fuori e vicino al porticciolo, assaggiamo un menù degustazione di ottima cucina tradizionale maltese, abbondante dall’antipasto in salse e crostini di cipolla ed olive, una pasta a cubetti servita con cozze e salsiccia, e le specialità di carne, di coniglio in agrodolce al lime e di maiale con contorno di patate al finocchio, il tutto accompagnato dalla birra Cisk, la marca dell’isola. Il dolce tipico: dei saccottini al cioccolato, fritti. A piedi cerchiamo la rinomata (prima del Covid) Paceville, meta d’eccellenza per la vita notturna, i locali e i numerosi pub. Ora solo un bar è aperto. Al bancone solo alcuni ospiti con l’aria di essere frequentatori abituali per la birra serale. Nessun turista. La celebre via della vita notturna è completamente spenta.
23 luglio 2020 – La Valletta, Mdina e Rabat
La strada verso la Valletta è poco trafficata e si incontrano le solite rotonde. Si fa ingarbugliata solo nel centro città. Sali e scendi e cartelli CVA (Controlled Vehicle Access) a regolare le tariffe di permanenza con telecamere per monitorare l’ingresso e l’uscita delle vetture nelle aree a traffico limitato. Parcheggiamo poco lontano dalla fortezza ed entriamo nella capitale di Malta. Qui si vedono le caratteristiche terrazze finestrate dalle forme cubiche e colorate, sporgenti dalle mura, simbolo dell’architettura maltese. La via principale è adornata da drappi verdi a celebrare la vittoria della squadra locale di calcio. La Cattedrale di Saint Paul prevede un biglietto di ingresso di 15 euro, uno degli ingressi più cari mai pagati per entrare in una chiesa, eppure ne vale assolutamente la pena! Al suo interno ogni parete è decorata in oro fino alle alte arcate. Si cammina sulle tombe in marmo dei cavalieri templari, fino ad ammirare due dipinti del Caravaggio. I giardini Barraka sono uno spazio verde curato con un’ampia terrazza panoramica con vista sulle Tre Città. Alle 12:00 riecheggia, come da tradizione, lo sparo del cannone al Saluting Battery. Curioso poter ammirare l’intera procedura di preparazione dell’arma, che richiede almeno una decina di minuti, poi l’urlo: “Noon fire!” seguito dallo sparo e dal fumo che avvolge il soldato e il cannone fino a scomparire piano piano nel panorama delle Tre Città. In auto raggiungiamo il forte di Sant’Elmo e pranziamo, vista mare, sedute sulle scale di una cappelletta all’ombra in alto. Si vedono le casette dei pescatori sugli scogli dei pescatori e qualcuno che fa il bagno nelle acque cristalline, pulitissime in ogni dove, anche se ogni città è portuale.

Mdina è l’antica capitale di Malta. Una città intrappolata nel passato, altrimenti detta la Città Silenziosa, in cui assaporare tranquillità e storia. Ricorda l’Oriente nelle mura color ocra di pietra, perfettamente conservate. Il centro storico è completamente pedonalizzato. È praticamente una città-museo, da ammirare in ogni scorcio tra le vie strette, contornate e protette dalle mura, i ristoranti sui cortili, le architetture normanne. Richiama spesso alla cultura araba. Gli arabi la chiamarono Mdina; significa città fortificata. Eppure di tanto in tanto si incontrano le cabine telefoniche rosse, quelle di Londra, della colonizzazione inglese. Il borgo adiacente è Rabat, dove visitiamo le catacombe dell’epoca romana.
Dopo la cultura, ci vuole un po’ di natura. A pochi chilometri da Mdina e Rabat, la nostra auto rossa dal volante al contrario parcheggia sulle scogliere Dingli, di modesta altitudine, fermandosi vicino ad una delle tante chiesette minimali in stile romanico composta da una singola struttura triangolare e un minuscolo oculo rotondo. A cena torniamo a Mdina, suggestiva anche nel buio della sera, quando le vie e la chiesa di San Giovanni sono illuminate. Ceniamo con vista sulla cupola, in un’isola in cui i piatti tipici sono dell’entroterra e in cui i camerieri appoggiano le posate a sinistra. Spettacolare vedere Mdina nella notte, illuminata dal basso della strada e con la luna piena sullo sfondo.
24 luglio 2020 – Popeye Village, Saint Peter’s Pool, Marsaxlokk e la Red Tower
È il nostro ultimo giorno di permanenza a Malta e ci alziamo presto per sfruttare appieno la giornata. In auto viaggiamo tra le strade ingarbugliate, sterrate, tra i cactus e le piante di fico, in un sali e scendi panoramico che ci porta in alto, su di una strada a dosso, fino a culminare alla vista del Popeye Village, lo scenografico set del film omonimo, poi lasciato intatto e trasformato in parco a tema, appunto quello del film di Robin Williams ispirato al celebre cartone animato dell’illustratore Gene Deitch: Braccio di Ferro. Le casette di legno dai tetti a spiovente si affacciano irregolari su Anchor Bay, una delle baie più belle di Malta. L’ingresso al villaggio costa 18 euro per gli adulti. Spesso è gratuito per i bambini. Le casette del villaggio conservano gli oggetti ed espongono fotografie che ritraggono alcune scene del film. Nel suo piccolo è una sorta di Disneyland in miniatura, esclusivamente dedicata a Popeye. C’è anche un cinema, per vedere i documentari brevi, o se si vuole l’intero film. Ci si può accomodare in uno dei tanti lettini con sdraio per prendere il sole. Interrompono i balli di gruppo degli animatori e le scenette dal vivo previste a orari regolari. Nella baia si può fare il bagno e tornare bambini sui gonfiabili d’acqua. Rimaniamo alcune ore e ripartiamo verso la parte più a Sud di Malta.

Ci vuole almeno un’ora in auto per arrivare a Saint Peter’s Pool, un’altra piscina naturale con tanto di piattaforma di lancio per tuffatori esperti e improvvisati. Qui abbiamo incontrato un maltese, di quelli che sembrano rappresentare un luogo nella propria persona e rimangono impressi nei ricordi. Un uomo sulla sessantina, con grossi orecchini alle orecchie, basso e con un fisico atletico, dei baffoni all’insù, capace di parlare bene l’italiano e di tuffarsi a capofitto nelle acque blu della Saint Peter’s. Come tanti maltesi, un immigrato arrivato qui con il coraggio di chi lascia tutto in cerca di una casa, e si butta a capofitto in tutto quello che il futuro può riservare. Nella roccia scolpiva i nomi dei tuffatori. Dopo un tuffo un po’ sgraziato e uno più impegnativo, proseguiamo verso i villaggi di pescatori del Sud. Marsaxlokk è il più pittoresco: celebre per le barchette, le panchine e le porte delle case colorate di vernici arcobaleno in un’esplosione di colori. Ci sono una chiesetta, una piazza, ristoranti sul mare per piatti di pesce fresco. Ma abbiamo ancora un ultimo appuntamento con il tramonto, di ritorno verso Saint Paul’s. Ci fermiamo alla Red Tower, l’inconfondibile castello rosso, tanto minuscolo in lontananza, quanto imponente da vicino, ad aspettare che il sole scenda sul mare fino a scomparire all’orizzonte, cambiando i colori ad un cielo sempre limpido delle giornate d’estate e di libertà.
A Irene. Con gli amici qualsiasi cosa diventa possibile, persino viaggiare nel 2020.
La mia vacanza maltese è andata un po’ diversamente! 😅😅😅
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