Corea del Sud

Dall’altra parte del mondo, in tutti i sensi. Aspetti che lasciano a bocca aperta, altri da cui dovremmo prendere esempio. Tutto molto diverso, ed è proprio questo il bello.

Una bancarella del pesce al mercato Jagalchi (Busan)

Info utili sulla Corea del Sud, curiosità e piatti tipici

Fuso orario: +7 h rispetto all’Italia.

Popolazione: 51,74 milioni (2021); contro i 25 milioni nella Corea del Nord.

Valuta: Won sudcoreano (1 EURO = circa 1.400 won).

App utili in viaggio: KakaoTalk (equivalente a Whats App ma usato in Corea), KakaoMap e Naver (come Google Maps), Korail (per controllare orari e le prenotazioni dei treni), Subway e KakaoMetro (per orari metro a Seoul), MangoPlate (per ristoranti nelle vicinanze e scelta di piatti tipici).

Lingue: Coreano, giapponese (seconda lingua per molti), inglese (le nuove generazioni hanno un buon accento facilmente comprensibile, mentre qualche guida locale dai 45 anni in su potrebbe avere un fortissimo accento asiatico difficilmente comprensibile). La maggior parte delle fermate nei mezzi pubblici sono anche tradotte in inglese.

Clima: Le stagioni più piacevoli, e con picchi turistici, sono la primavera e l’autunno. In estate si possono avere forti piogge e molta umidità. In inverno le temperature possono essere molto fredde sotto lo zero con ghiaccio e neve anche a bassa quota (per l’influenza dei venti siberiani).

Religione: La maggior parte della popolazione è buddhista e un 20% è cristiana. Il paese si identifica come ateo, in quanto il buddhismo è anche inteso come filosofia.

Mezzi di trasporto: Il sistema Korail funziona alla perfezione. I treni veloci sono un’ottima soluzione per ridurre i tempi negli spostamenti più lunghi. La metro funziona bene a Seoul e Busan. Anche i bus pubblici sono in orario e affidabili nelle grandi città. Negli spostamenti urbani, meglio prendere il mezzo che permette di arrivare in meno tempo a destinazione e comporta meno cambi. Queste valutazioni si possono fare facilmente usando Google Maps, o Naver. Nelle zone rurali può capitare che i bus non siano sempre in orario, ma è possibile usare i taxi o Uber.

La via principale a Busan

Nozioni storiche e differenze culturali, curiosità sul K-pop e il cibo

Storia, in breve delle Coree e la Corea del Sud

La divisione tra le Coree inizia con la sconfitta del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale. Quando i giapponesi abbandonarono il territorio, iniziarono le influenze degli USA e dell’Unione Sovietica, rispettivamente in Corea del Sud e del Nord. Le elezioni furono supervisionate dall’ONU per garantire correttezza e imparzialità. A Nord nacque la Repubblica Sociale Popolare di Corea, con a capo Kim Il-Sung, di stampo comunista. Mentre la Repubblica di Corea, al Sud, è una repubblica semi-presidenziale caratterizzata da un sistema democratico rappresentativo e multipartitico, di stampo capitalista. Queste differenze hanno inevitabilmente sviluppato una rivalità tra i due stati, tanto da scaturire in conflitto nel 1950. La Guerra Fredda tra USA e URSS toccò i suoi apici proprio in Corea. La parte settentrionale era supportata dall’URSS e dalla Cina, mentre la parte meridionale dall’America e dall’ONU. Quando il presidente americano Truman minacciò di usare la bomba atomica per placare i conflitti, iniziarono i negoziati di pace senza però giungere ad una soluzione definitiva. Venne stabilito il confine geografico proprio sul 38° parallelo (l’attuale DMZ). La guerra tra le Coree conta oggi 4 milioni di morti, tra civili e soldati, e strazianti storie di famiglie divise dal confine. Tutt’oggi, il nucleare, utilizzato in difesa del mondo occidentale, minaccia gli equilibri tra le due Coree e internazionali, in quanto il governo nord-coreano della dinastia Kim conduce innumerevoli e continui esperimenti ed esercitazioni in questo settore.

Il K-Pop e gli idols

Il K-pop, abbreviazione di Korean popular music, è un genere musicale che si afferma negli anni Novanta nella Corea del Sud e si diffonde prima in Asia e poi nel resto del mondo, caratterizzandosi per l’ibridazione di generi e stili diversi (tra cui pop, hip-hop, R&B, jazz, rock, blues, ecc.). L’aspetto curato e i vestiti alla moda si associano ai volti più noti delle band di pop sud-coreano, sia al maschile che al femminile. Sono i cosiddetti idols, icone di bellezza, bravura e stile, immagini di successo e figure estremamente popolari a livello nazionale, e alcuni addirittura super-star mondiali. Tuttavia, sono ben note le pressioni sociali e i vincoli a cui sono sottoposti gli idols: una preparazione al palcoscenico che inizia dall’adolescenza, una dieta ferrea e proibitiva, l’obbligo di rinuncia a qualsiasi legame sentimentale fino ad una certa età stabilita dal contratto con l’agenzia di commercializzazione musicale, il rispetto di look imposti, ecc. Un caro prezzo da pagare in cambio della fama.

Un monaco buddhista in preghiera al tempio sul mare di Osiria

I piatti tradizionali della cucina coreana

Si mangia in ciotole di acciaio, con bacchette in acciaio, e cucchiaio in acciaio per zuppe, e bicchieri in acciaio per l’acqua, invece bicchiere piccolo in vetro per il soju, e bicchiere medio in vetro per la birra. Nei supermercati, gli snack e i prodotti confezionati hanno sulle bustine in plastica le immagini dei protagonisti di famosi manga (i fumetti), spesso del vicino Giappone.

Bibimbap. Mix di verdure e riso, pesce o carne. Un must in ogni ristorante di cucina locale. La fantasia con cui si compone questo piatto spazia a scelta dei ristoratori.

Kimchi. Cavolo fermentato spesso condito in salsa piccante, contorno immancabile sulla tavola al ristorante. Si vedono spesso giare fuori dalle case rurali, ma anche in centro, dove il kimchi viene lasciato a riposare.

Haejang-guk (in inglese hangover soup, letteralmente “zuppa contro la sbornia”). Comprende zuppe di vario tipo, in genere con carne (manzo, pollo, pesce o le interiora), in brodo e tradizionalmente molto piccanti.

BBQ coreano. Specialità di carne di maiale tagliato a cubetti o a strisce e generalmente cotto sulla piastra o grigliato con contorno di verdure.

Udon. Zuppa con spaghetti di soia, con contorno di verdure, oppure anche carne.

Ravioli al vapore. Ripieni di kimchi, verdure o carne (anche specialità di street food).

Tteokbokki. Gnocchi di riso in salsa piccante (anche specialità di street food).

Attenzione ai palati delicati perché tutto ciò che è rosso è in salsa coreana, quindi molto, ma molto piccante.

Soju. Distillato per eccellenza in Corea a base di riso, orzo e frumento. In genere sui 15 gradi.

Le casette colorate del Gamcheon Cultural Village

Il viaggio: la capitale Seoul, la costa di Busan, la storia di Gyeongju e una notte al tempio

SEOUL

Arrivati ad Incheon il mezzo più confortevole per raggiungere il centro è il bus della linea aeroporto, con sedili in pelle e molto spazio per ogni passeggero. I quartieri della capitale sono moltissimi e le distanze tra uno e l’altro sono notevoli. La skyline contorna ogni lato. Si intravede il fiume Han e una leggera foschia. Il quartiere di Itaewon prende vita dal tardo pomeriggio; è quello più internazionale e turistico. Qui vive infatti la maggior parte degli stranieri a Seoul. Ospita ristoranti e pub distribuiti in vie di insegne luminose. Poco autentico e molto occidentale. Eppure è un’occasione per assaggiare un ottimo bbq, alla coreana.

Vista sul fiume Han

BUSAN

Raggiungiamo Busan in treno veloce. Si trova sulla costa Sud-Est, quella che guarda al Giappone. La città di Busan è tranquilla, moderna e viva, ed è la seconda città più popolosa della Corea del Sud, dopo Seoul. Sembra voler già trasmettere l’entusiasmo per l’Expo 2030, pubblicizzato ovunque da enormi cartelli. La città è soprattutto nota per il festival del cinema che si svolge qui ad ottobre.

Quartiere di Nampo-dong e Jagalchi. Vicino al quartiere Nampo raggiungiamo il mercato del pesce più grande della Corea, verso mezzogiorno, quando il mercato è in piena attività e i proprietari delle bancarelle invitano continuamente a comprare pesce essiccato, conchiglie giganti, oppure a sedersi ai tavoli per assaggiare le prelibatezze. È una via interminabile sotto ombrelloni da mare che fanno ombra sulle vasche di pesce vivo in cui sgorga costantemente dell’acqua a defluire sugli scoli al suolo, oppure pesce lavorato e steso al sole. L’odore diventa insopportabile ad un certo punto, per chi come noi non è abituato ai mercati del pesce. Allora ci fermiamo a fare pranzo in uno dei ristoranti adiacenti il mercato (ordinando del bibimbap di pesce crudo).

BIFF (la cittadella). L’emblema del festival del cinema (vicinissimo al Jagalchi e da qui raggiungibile a piedi). La via ricorda la Walk of Fame di Los Angeles, dall’altra parte del mondo. Qui delle targhette placcate in oro con le impronte delle mani e una firma rendono omaggio a attori e registi coreani ed internazionali.

Villaggio Gamcheon. Era un tempo un quartiere popolare per ospitare i rifugiati della Guerra di Corea. Oggi è un rinomato centro culturale e artistico con murales e ancora sito di riqualificazione. Si trova su un promontorio che offre una bellissima vista panoramica sui ciliegi in fiore nella giusta stagione e sul mare. Sono caratteristiche le case colorate sulla collina e i molteplici vicoli con cafè (circa 40 min. da zona Nampo, raggiungibile con i mezzi pubblici metro o bus).

Tempio di Yonggungsa. È un tempio buddhista risalente al 1376, ubicato all’indirizzo Haedong Yonggungsa Temple (해동 용궁사부산, 86, Yonggung-gil, Gijang-gun) e si trova sulla spiaggia di Osiria, una costa frastagliata molto suggestiva (raggiungibile con bus e treno).

Spiaggia di Haeundae. È una popolare spiaggia sabbiosa e attrezzata di locali e un bel viale (40 min. da tempio, raggiungibile con mezzi pubblici). Qui si respira un’atmosfera rilassata e piacevole. La zona è molto curata e spesso in primavera gli artisti della sabbia creano delle belle costruzioni.

The Bay 101. È la zona moderna sul mare (20 min. da Haeundae, raggiungibile con mezzi pubblici). Qui si trovano ristoranti e bar con gelato italiano ed enoteche di importazione con vista sulla baia e sulla skyline.

Particolare del tetto (architettura tipica di tempio coreano)

GYEONGJU

Un altro viaggio in treno ci porta da Busan a Singyeongju, la stazione più vicina al sito storico di Gyeongju. La città è particolarmente famosa per le tombe a tumulo (in inglese per Maps o Naver Daereungwon Tomb Complex), patrimonio UNESCO, disposte nell’enorme parco dei tumuli, una zona verde da cui spuntano tumuli dalla forma di cupole o cumuli di terra, o mezze lune, di varie dimensioni. Le tombe sottoposte a scavi archeologici hanno rivelato bare in legno coperte di ghiaia e contenenti ricchi doni in oro, vetro e ceramica. La tomba più famosa è quella detta del cavallo divino, che conteneva un dipinto su legno di betulla rappresentante un cavallo alato. Una struttura in pietra della forma di un caminetto potrebbe essere stato anticamente un centro di osservazione astronomica, oppure un luogo rituale.

Altro sito da non perdere in questa città è il Palazzo Donggung sul lago Wolji, nello stile architettonico classico coreano, con decorazioni in verde e rosso e i tetti a punta sui lati, esattamente come i palazzi reali della capitale. In questo sito palazzi e templi sono costruiti in un parco sopra un laghetto artificiale, adiacenti ad un boschetto, in un’atmosfera pacifica.

Yangdong, a circa un’ora in bus o auto dal centro di Gyeongju, è un villaggio storico, anch’esso patrimonio UNESCO, dove è possibile vedere le hanok (abitazioni coreane) tradizionali. Qui sono disponibili visite guidate in lingua inglese, gratuite, a orari prestabiliti, che partono con gruppi di oltre 5 persone. Il villaggio è oggi ancora abitato da famiglie di contadini che vivono nelle case dai tetti di paglia. Si individuano infatti grazie alle giare giganti tutt’intorno alla casa in cui riposa il kimchi. Le case dei nobili, invece, nello stile più classico delle hanok, sono per lo più chiuse e solo alcune sono aperte alle visite, perché queste sono gestite tutt’oggi dai discendenti della nobiltà, legittimi proprietari.

Il Tempio di Bulguksa. Raggiungibile da Gyeongju con bus Linea 700, oppure Linea 10 o 11 (1 h circa di viaggio) è uno dei siti religiosi più importanti del paese, e il maggiore tempio della Corea del Sud. Qui abbiamo vissuto un’indimenticabile esperienza di templestay, soggiornando in un’abitazione tradizionale ai piedi del tempio, dormendo per terra sul pavimento riscaldato, praticando meditazione all’alba e mangiando in religioso silenzio alla mensa dei monaci. Abbiamo visitato i luoghi del tempio e insieme a un monaco abbiamo preso parte alla cerimonia Yebul, altrimenti detta delle 108 prostrazioni. Si parte in piedi e si stende il busto su un tappetino, nell’atto della preghiera, ripetutamente. Ad ogni prostrazione, tornati in ginocchioni in posizione verticale, un grano deve essere centrato in un filo, fino a comporre una collana al termine della cerimonia che conterrà, alla fine, 108 grani. Si tratta di una cerimonia impegnativa, spiritualmente e fisicamente. Ciascuna prostrazione dura il tempo di inginocchiarsi, stendere il busto, sollevare i palmi delle mani fino alle orecchie, tornare sulle ginocchia, inserire il grano nel filo e tornare in piedi. Il monaco detta il tempo, battendo con forza un bastone sul palmo della propria mano e facendo riecheggiare il suono nella sala del tempio. Coincide con il momento in cui l’ultima persona che partecipa alla cerimonia si alza in piedi. E si riparte, abbastanza velocemente, per 108 volte, in religioso silenzio.

Il tempio nella grotta Seokguram è l’unico tempio in grotta dell’Asia. Lo visitiamo con una guida che ci spiega tutto l’affetto per questo luogo, così sperduto e così sacro. Si arriva alla grotta dopo un percorso nel bosco con il cinguettio degli uccellini di sottofondo e scoiattoli che improvvisamente attraversano la strada. Camminiamo rispettosi dell’ambiente e della cultura, in fila indiana, uno dietro all’altro, ascoltando i suoni tutt’intorno e senza dire una parola, come richiesto dalla guida. Questo luogo è speciale. Ritrovato dai giapponesi e amato dai coreani. La statua del Buddha dentro la grotta è gigante e bellissima. Il sole la illumina con una precisione sorprendente, per quanto così nascosta nella vegetazione. La statua venne riportata alla luce, quasi per caso, dopo essere stata sommersa dalle intemperie, dal tempo, e da ripetute guerre che nei secoli hanno afflitto il paese. Tra tutte l’invasione giapponese. Furono infatti i giapponesi, che riscoprirono la statua, ormai coperta di muffa dovuta all’umidità. Nel tentativo di ristrutturarla, rischiarono più volte di rovinare il sito. Solo dopo, quando i coreani tornarono padroni del proprio territorio e studiarono l’ingegneria del passato applicata alle logiche della natura, riuscirono a riportare la statua al suo antico splendore, esattamente come la vediamo oggi.

Il cambio della guardia al palazzo reale di Seoul

L’esperienza templestay. È davvero un’occasione unica e autentica per avvicinarsi alla filosofia buddhista, e qualsiasi sia il proprio orientamento religioso, anche per rigenerare lo spirito. Le istituzioni buddiste offrono oggi anche agli stranieri, e da soli 20 anni, l’occasione di fare esperienza della cultura tradizionale coreana. Proprio come fanno spesso gli stessi coreani. Il templestay è infatti parte della cultura popolare nazionale. Qualunque persona che viva in un centro urbano desidera, prima o poi, staccarsi dalla snervante routine quotidiana, dicono, e sente il bisogno di riconnettersi alla natura. In queste zone rurali della Corea del Sud, il turismo interno è difatti molto intenso. Allora molti coreani vengono a rilassarsi in un bell’ambiente naturale, tonificando nel contempo la mente e l’anima. I programmi di accoglienza nei templi rurali sono ormai molteplici e tutti contemplano la vicinanza ai monaci, disponibili ad accogliere i visitatori, e includono le cerimonie più tradizionali, come quella Yebul e la meditazione chamseon (la variante coreana). Oggi più di 100 templi in Corea offrono soggiorni per studenti o per impiegati durante la stagione delle vacanze estive, e alcuni sono aperti anche ai visitatori stranieri. L’esperienza del templestay è però del tutto genuina, affatto deturpata dalle logiche del turismo di massa. Perciò avere il privilegio di essere accolti in un tempio non è un’esperienza da dare per scontato.

Torniamo in treno a Singyeongju e da qui prendiamo altro treno veloce verso Seoul, stazione centrale. Una corsa in metro verso l’hotel e siamo tornati dove il viaggio è iniziato. Tutto molto efficiente e veloce. I coreani sempre in fila, ordinati. I mezzi sempre in orario. Dall’Italia dovremmo prendere esempio.

Particolare del tempio di Bulguksa

SEOUL

Il viaggio termina dove è iniziato. Nella capitale dove c’è davvero tanto da vedere. Molta cultura e storia del paese risiede in questa grandissima città. Abbiamo esplorato la capitale per altri 3 giorni.

Gyeongbokgung. Il palazzo reale di Seoul, ubicato all’indirizzo 161, Sajik-ro, Jongno-gu, Seoul (서울특별시 종로구 사직로) 161, è uno dei palazzi reali più maestosi e spaziosi. Caratteristico vedere il cambio della guardia che si tiene a orari prestabiliti e in base alla stagione, in primavera alle h 10:00 la mattina, oppure alle h 14:00 il pomeriggio. Per una visita al palazzo è possibile, anzi quasi un must ormai, per i locals e tutti i visitatori, noleggiare i vestiti tradizionali coreani, sia per uomini, che per donne. Questa pratica viene incoraggiata dal fatto che se vestiti, l’ingresso nel palazzo è gratuito. Il noleggio lo consiglierei per almeno 2 h di visita del palazzo, o qualcosa in più se si vuole vedere il palazzo e i suoi giardini con più calma. Vale la pena vedere anche il parco e raggiungere l’iconico tempio sul laghetto. Consiglio questo negozio per noleggio di hanbok (adiacente al palazzo e senza necessità di prenotazione), 3355 Hanbok – Gyeongbokgung Palace Store, all’indirizzo 41 Yulgok-ro 1-gil, Jongno-gu. Oltre a questo, ce ne sono molti altri nei dintorni del palazzo, ma anche del quartiere di Bukchon e in tutta la città, specialmente vicino alle residenze reali, però alcuni richiedono prenotazione anticipata.

Namdaemun. Il mercato tradizionale più grande e antico della Corea. Questo posto è il paradiso dello street food. Qui abbiamo assaggiato i migliori ravioli del viaggio, ripieni al kimchi e verdure, stra-piccanti, o alla carne, o dolci (alla marmellata di fagioli). Spesso si vedono i cuochi intenti alla preparazione dietro al bancone in cui sono serviti, fumanti, appena sfornati.

Monte Namsan e la N Tower. Il sentiero nel Namsan Park è molto bello a piedi, specialmente se in periodo di fioritura, che abbiamo avuto la fortuna di centrare. Se si volesse evitare la salita, è possibile prendere funivia, ma ci si perderebbe i petali svolazzare al vento e lo spettacolo di ammirare, lentamente, il panorama sullo sfondo, spesso avvolto nella foschia dello smog. La torre assume il colore del meteo. Quando l’abbiamo visitata era bianca, essendo una giornata piuttosto limpida e di sole. La bellezza della torre è in realtà il percorso per arrivare alla torre.

Quartiere Gangnam. Un quartiere lussuoso con grattacieli e locali alla moda con DJ set e bar. A questo quartiere fu dedicata la canzone del cantante pop coreano Psy, diventata hit mondiale. La ricorda una statua gigante che simula il gesto delle mani e gli avanbracci nel balletto. Lo Starfield COEX Mall è il centro commerciale sotterraneo più grande dell’Asia, con acquario, 17 cinema, hotel e ristoranti. Bellissima e da non perdere la libreria dentro il centro commerciale. Il quartiere è raggiungibile con metro o bus.

L’ingresso del quartiere Myeongdong

La DMZ, zona demilitarizzata (Panmunjon)

Altra esperienza esclusiva di questo viaggio è stata la visita alla zona di confine tra le Coree. La visita alla DMZ si è trasformata in una esperienza molto turistica, a cui prendono parte molti coreani, ma soprattutto tanti stranieri. Forse più stranieri che locali. Il turismo interno in questa zona ha raggiunto il picco solamente nel periodo Covid. Infatti sono stati costruiti parchi giochi e ristornati per l’accoglienza delle famiglie. I biglietti per gli ingressi nella DMZ vengono acquistati dalle agenzie locali direttamente in loco e all’arrivo sul posto ed è possibile effettuare un tour solo appoggiandosi alle agenzie locali. Perciò anche questa esperienza non è da dare per scontato. La nostra visita inzia prestissimo, alle h 4:00 di mattina, causa l’eccessiva affluenza nell’altissima stagione di primavera e fioritura, terminando alle h 16:00 (altrimenti l’orario regolare è generalmente dalle h 10:00). Il tour completo, che abbiamo fatto, prevede anche la visita del terzo tunnel di aggressione, la meta più interessante dell’intero tour alla DMZ, l’unico tunnel visitabile tra i tunnel scoperti dalla Corea del Sud e scavati dalla Corea del Nord.

Un suonatore di flauto incontrato per strada

Seoul è ancora spettacolare sul fiume Han e lungo il parco. Questa zona merita assolutamente una passeggiata. Così come una visita alle isole artificiali Sebit, sul fiume. Come spesso accade, c’era un evento K-Pop dedicato ad un famoso gruppo di idols e migliaia di ragazzine impazzite in fila. Nel parco coppiette e gruppi di giovani si sono organizzati a campeggiare con le tende e pic-nic. Molte coppie hanno un cane di piccola taglie, e come di regola, lui porta sempre la borsetta a lei (che galantuomini i coreani). La sera la gente si raduna lungofiume per assistere allo spettacolo al Banpo Bridge, una fontana che spruzza a intermittenza al ritmo di musica coreana creano bellissimi giochi luminosi. Poco distante c’è persino un concerto di K-Pop, e questa volta le idols sono ragazze.

Quartiere di Bukchon. Altro stop da fare perché qui ci sono le hanok tradizionali della capitale. Sembra di attraversare un quartiere in un altro tempo, migliaia di anni prima al nostro presente, lontano dal tram tram della città, in una zona leggermente sopraelevata, dove la gente è ancora vestita in abiti tradizionali e non si intravedono grattacieli e non c’è traccia di alcuna modernità.

Palazzo Changdeokgung. Vicino al Bukchon, è un altro palazzo reale di Seoul. Anche questo è grandissimo e i giardini sono la pace dei sensi.

Quartiere Myeongdong. Zona dello shopping con negozi di vestiti e di cosmetici a poco prezzo ma di alta qualità (tanto sono attenti i coreani alla skin care), bancarelle di street food, ma anche ristoranti, o locali particolari (come i cat cafès, dove prendere un caffè insieme ai gatti che si lasciano accarezzare e sono i veri osti del locale). Il quartiere è carino nel tardo pomeriggio e alla sera, quando si accende. Myeongdong significa infatti “tunnel luminoso” per la sua vivacità e le molteplici insegne luminose che lo contraddistinguono. Questa è l’occasione per acquistare i souvenir pre-partenza, che in questo viaggio sono prodotti cosmetici.

Una ragazza in abito tradizionale al palazzo reale

Pubblicato da ExpLovers.net

Blog di viaggi per appassionati e curiosi, amanti dell'avventura e dell'esplorazione, verso lingue e culture lontane, in cerca di certezze e novità.

Lascia un commento