Thailandia

Il mare delle Andamane, isole Phi Phi, Krabi e Surin

La bellezza è la forza, il sorriso è la spada.

Recita un noto detto thailandese, non a caso “la terra del sorriso”. In questo articolo vi racconto del mio viaggio in Thailandia, alla scoperta delle sue mete di mare più popolari nel sud del paese.

Vista panoramica sul mare delle Andamane (Parco Nazionale di Koh Phi Phi)
QUANDO ANDARE?

Il momento migliore per visitare questa zona della Thailandia è durante il nostro inverno, quando nel paese è stagione secca, ovvero fa caldo ma con tassi di umidità inferiori ai picchi che si toccano nella stagione umida e delle piogge. Essendo una meta tropicale è naturale aspettarsi qualche acquazzone passeggero che rende sempre florida la vegetazione e spettacolare il contrasto del verde delle foglie con l’azzurro del mare.

CONSIGLI PRATICI PER VIAGGIARE IN THAILANDIA

La Thailandia è una nazione abituata al turismo e l’incontro con i locali sarà generalmente piacevole e amichevole.

Il fuso è +6 ore rispetto all’Italia.

La valuta è il baht thailandese. Il cambio all’aeroporto non è molto favorevole, meglio cambiare lo stretto necessario per un taxi e il resto dei contati in centro. Si trovano ATM funzionanti nella capitale e in tutte le città turistiche per qualsiasi necessità di prelevare in contanti.

Trovare mezzi di trasporto per gli spostamenti non è difficile e anzi c’è l’imbarazzo della scelta (treni, metro, bus, tuc tuc, taxi, applicazioni Bolt e Uber perfettamente funzionanti, barchette in legno sempre pronte a portarvi da una caletta all’altra per pochi baht nelle isole, barche a motore e traghetti per gli spostamenti marittimi più lunghi).

Controllare in Viaggiare Sicuri eventuali restrizioni e aggiornamenti per il visto (che attualmente non è necessario per soggiorni inferiori ai 30 giorni). Ad oggi, non sono previste vaccinazioni obbligatorie per l’ingresso.

Il clima è tropicale, caldo tutto l’anno, con una stagione delle piogge da maggio a ottobre e una stagione secca da dicembre a marzo. Le temperature non scendono mai sotto i 30°C di giorno e 20°C di notte, le minime sono sui 23-24°C. Prevedere in valigia vestiti comodi e leggeri, attrezzatura da mare, farmaci di base contro dissenteria, paracetamolo e repellente anti-zanzare.

Il nostro viaggio si svolge a Marzo 2024, dura 11 giorni ed è un’avventura rilassante e paradisiaca nelle isole più iconiche del Mare delle Andamane.

Il Wat Arun al tramonto da un bar con terrazza (Bangkok)

L’itinerario di cui vi racconto è THAI PARADISE, dal catalogo dei viaggi di gruppo World Face, e questa è la mia storia…

La caotica Bangkok

Qui ha inizio e qui ha fine questo viaggio tra le isole thailandesi. Spesso ci rimbalzo in scalo per altre mete. Ogni volta che capito a Bangkok è come la prima volta; il solito impatto travolgente di una citta di contrasti, tra statue di Buddha giganti, come quella nel tempio del Buddha sdraiato Wat Pho, in centro, o l’opera finanziata interamente dalle donazioni dei devoti, il Buddha Dhammakaya Thep Mongkol di oltre 69 metri in verticale, e i palazzi splendenti e finemente decorati come il Palazzo Reale, o il Wat Arun (abbreviato, perché il suo nome completo sarebbe per noi impronunciabile: Wat Arunratchawararam Ratchaworamahavihara), spettacolare al tramonto, e canali dalle acque putride a tutte le ore del giorno e della notte. Una metropoli efficiente, eppure sgraziata, dove è normale contrattare per un breve tragitto in tuc tuc, tra una miriade di persone, chi in divisa, chi a piedi scalzi, vedere le vetrate lucide di palazzi moderni e camminare lungo vie sudice e caratteristiche dove si cucinano coccodrilli, piatti di spaghetti, o si friggono scarafaggi, e cocktail bar panoramici di lussuosi hotel in periferia, con la piscina sul tetto, costruiti da investitori stranieri. I migliori cocktail sono quello con vista, sui bar con terrazza che guardano dritti al Wat Arun. Un drink a base di frutta fresca è perfetto nell’orario del tramonto, per vedere il complesso architettonico accendersi con le luci artificiali di notte. Cena con il primo pad thai (il piatto tailandese per eccellenza a base di spaghetti di riso, verdura, pollo, gamberi, arachidi) e Khaosan Road, la via per eccellenza del centro, merita una passeggiata serale, anche solo per notare la differenza di decibel che si sente in questa strada tra il giorno e la notte!

Il mercato galleggiante (Bangkok)

Questa volta non manco la visita di un mercato galleggiate, finalmente! Ce ne sono vari, piccoli, in centro, a misura di turista e facilmente raggiungibili, come il Taling Chan, poco distanti dalla via principale della metropoli, ma non sempre aperti. Il Damnoen Saduak è il più grande, antico e tradizionale marcato di Bangkok, e dista dal centro circa 100 km. Come tutti i mercati galleggianti, è ormai divenuto un celebre luogo di incontro per turisti, ma conserva la sua autenticità, i suoi colori, e soprattutto la sua unicità. Con un pulmino si impiega circa 1 h e 30 minuti a raggiungerlo, partendo molto presto per evitare il traffico intenso delle ore di punta. Questo è il mercato che abbiamo visitato. L’ingresso è libero e le foto che si scattano da ogni angolazione sono soddisfacenti. Molti tour, come quello che abbiamo fatto, propongono uno stop anche al Maeklong Railway Market, il mercato sulle rotaie. Visitare questo mercato non è altro che attendere l’arrivo del treno, in tutta sicurezza, ai lati delle bancarelle messe in piedi sulle rotaie, magari gustando la colazione più tradizionale della vacanza a base di riso e mango. La parte più interessante di questa breve visita, che incomincia con l’attesa e termina in cinque minuti con il passaggio del treno, consiste soprattutto nell’osservare l’abilità e la naturalezza con le quali i commercianti ritirano e riposizionano le verande parasole su frutta, pesce, carne e verdura del mercato che si sviluppa tutto ai lati delle rotaie.

Chinatown (Bangkok)

Nel pomeriggio passeggiamo a Chinatown. Caotico, confusionario eppure organizzatissimo quartiere cinese di Bangkok. Vale la pena perdersi tra le viuzze, dove c’è sempre da mangiare, e tutti sono indaffarati. La via principale è inconfondibile: migliaia di insegne cinesi che alla sera accendono il neon.

Le mitiche isole Phi Phi

Le isole Phi Phi sono in realtà un arcipelago composto da sei isole, ma di cui solo due sono aperte al turismo: Phi Phi Don, la più grande, e Phi Phi Leh. Le isole sono completamente pedonali, non esistono strade, ma solo sentieri da percorrere a piedi e gli spostamenti avvengono via mare. Per raggiungerle prendiamo un volo interno da Bangkok con destinazione Phuket. Usciti dall’aeroporto trattiamo un buon prezzo con un taxi per raggiungere il porto. Da qui, in motoscafo, raggiungiamo Phi Phi Don e dal porto arriviamo in pochi minuti, a piedi, in albergo. In barca a motore, per evitare una passeggiata sotto il sole cocente, arriviamo a Long Beach e qui ci rilassiamo fino al tramonto. Lungo la spiaggia ci sono molti ristoranti di pesce fresco per concludere la giornata con una buona cena.

Una mattina tranquilla a Phi Phi Don

Il giorno seguente facciamo un giro in barca per visitare la disabitata Phi Phi Leh e alcuni isolotti, come Bamboo Beach e Monkey Beach. Attenzione alle scimmie, non sono affatto ospitali! Queste (apparentemente) tenere bertucce selvatiche, utilizzate come attrazione, sono in realtà molto territoriali, oltre ad essere curiose di oggetti come occhiali da sole, teli mare e cellulari, e costantemente affamate di frutta e merendine del turista. Probabilmente l’eccessivo afflusso turistico le ha rese poco docili. Graffi e morsi di scimmia sono all’ordine del giorno, ci confermano barcaroli e farmacisti delle isole. Quindi non vale certo la pena avvicinarsi troppo o tentare una foto-ricordo rischiando di farle arrabbiare per una manciata di like su Instagram. I morsi di scimmia sono particolarmente pericolosi (e possono causare la rabbia). In caso di ferite da scimmia, disinfettare subito e rivolgersi a un medico per valutare la gravità e l’emergenza dell’iniezione anti-rabica. L’escursione in mare termina nella mitica Maya Bay, da poco riaperta alle visite (ma senza la possibilità di balneazione) a causa del sovraffollamento dovuto dall’eccessiva popolarità in seguito al film The Beach con Leonardo Di Caprio del 2000. Da ogni angolazione, è davvero spettacolare!

Maya Bay
Krabi e dintorni

Dalle Phi Phi arriviamo a Krabi, sempre in traghetto. Mare molto mosso oggi e giornata un po’ ventosa, a differenza delle precedenti, ma dopo esserci sistemati in albergo (una carinissima guest house immersa nella vegetazione, poco distante dal centro di Ao Nang), torniamo al porticciolo e contrattiamo una barchetta per raggiungere la vicina Railay. Questa spiaggia è un gioiello nascosto e nel villaggio si respira un’atmosfera piacevole e rilassata. Un vero paradiso hippie. Sulla spiaggia le ragazze fanno i classici massaggi tailandesi a pochi euro. L’acqua non è limpida ma il panorama è incorniciato da palme e da una fitta vegetazione che si estende al di là dell’insenatura di sabbia bianchissima. Chi ha voglia può salire fino al punto panoramico. Scegliamo il relax lungomare. Le barche ripartono prima del tramonto e ci riportano ad Ao Nang. La via principale è piena di negozi di abbigliamento e souvenir. Ci spostiamo lungo la spiaggia per cenare in un ristorante più autentico di quelli che vendono hamburger, patatine o piatti indiani, per avere invece piatti di gamberi e riso, speziati, accompagnati da frullati detox di frutta, che elogiano la tradizione culinaria tailandese.

La sveglia suona presto e la suonano le scimmiette che saltellano sui tetti in lamiera tra un bungalow e l’altro. Dopo un’abbondante colazione a base di yogurt e frutta partiamo in barca per il tour Hong Island, a detta dei locali al momento il preferito dai visitatori (in alternativa si può fare il tour delle 4 isole). Dopo alcuni stop per lo snorkeling (circondati da qualche innocua medusa di troppo), arriviamo in una meravigliosa insenatura dove pranziamo, e proseguiamo poi per la punta di diamante dell’escursione: la visita della baia di Hong. Si sale una scalinata fino a circa 50 metri di altezza per osservare dall’alto il Mare delle Andamane. E si scende sudati e soddisfatti per tuffarsi esausti nelle acque cristalline, prima di rientrare ad Ao Nang, in barca in legno a motore, nel tardo pomeriggio.

Nella baia a Hong Island
Con gli elefanti a Khao Lak

In pulmino ci spostiamo a Khao Lak. Il transfer è lungo ma comodissimo: uno di quei minivan futuristici, con arredamento assurdo (le pareti hanno degli specchi giganti, ci sono i bassi da discoteca, le pareti del mezzo sono tutto super lucide con disegni moderni, e ai finestrini ci sono persino le tendine); insomma la business class dei minivan (a un prezzo stracciato)! Arriviamo a destinazione in alcune ore e iniziamo la visita di Elephant Home, un centro di recupero di elefanti problematici o malati (spesso sottratti al circo o altre attività poco etiche). La quota di accesso va a finanziare le attività del centro o il lavoro dei volontari. Qui possiamo avvicinarci, dare da mangiare agli elefanti, giocare con i piccoli, e poi fare il bagno. Noi agli elefanti, ma anche gli elefanti a noi, immersi in una pozza di fango e terra. Attività divertentissima. Soprattutto per gli elefanti!

Nel pomeriggio ci rilassiamo nella bellissima Coconut Beach, non a caso una lunga spiaggia piena di palme da cocco. Prima di rientrare in hotel, questa volta poco wild e molto chic, un resort con piscina della catena SHA Plus.

Con una elefantessa verso la pozza (Elephant Home, Khao Lak)
Le remote e selvagge isole Surin

L’esperienza più autentica di questo viaggio è un tour di 2 giorni alle remote isole Surin di 2 giorni e 1 notte con un pernottamento in tenda all’interno del parco nazionale, dove girano liberi varani e scimmie, ma dove si va dormire e ci si sveglia con il rumore delle onde. Le attività consistono in escursioni in barca con stop per lo snorkeling in acque limpidissime, per ammirare coralli vivi e pesci colorati, e relax in spiagge bianchissime all’ombra di una fitta vegetazione. Uno stop ci permette di visitare il villaggio dei Moken, altrimenti detti Chao Ley (che in lingua siamese significa, letteralmente, “abitanti del mare”). Il villaggio è un insieme di palafitte in legno, all’apparenza di dubbia stabilità, con i tetti in paglia e disposte in doppia fila lungo la spiaggia ai piedi di un monte ricoperto di una rigogliosa vegetazione. Donne e bambine ci accolgono al mercatino di cianfrusaglie (utensili, collanine, bracciali, bambolotti e portafortuna). Alcune vecchie dalle rughe pronunciate fumano (chissà cosa) con gusto. Le ragazze hanno le facce dipinte in segno di ospitalità e festa. I bambini ci guardano incuriositi. Interessante scoprire che gli anziani Moken, al tempo del devastante tsunami che nel 2004 devastò le coste della Thailandia, osservando i movimenti del mare, sospettarono in anticipo la catastrofe; allora ordinarono all’intera comunità di spostarsi sulle montagne. Così fu fatto. Settimane prima delle onde giganti, gli abitanti del villaggio, e del mare, si misero in cammino, e in salvo. I Moken sopravvissero allo tsunami che causò quasi 30 mila morti nella sola Thailandia. A differenza dei Chao Ley siamo stati davvero fortunati nel nostro viaggio. Neanche una goccia di pioggia, come previsto nel mese di marzo, generalmente stagione secca e dunque ideale per un itinerario di mare in Thailandia. Per gli amanti del mare le Surin potrebbero essere la punta di diamante del viaggio. Poco turistiche e molto selvagge e i thailandesi sempre ben organizzati per l’accoglienza dei visitatori.

Le palafitte del villaggio Moken

Con transfer in minivan rientriamo su Phuket, ormai meta molto turistica e spesso di appoggio per altre escursioni di mare, perché qui prendiamo un volo interno l’indomani direzione Bangkok: dalla quiete al caos. Non ci resta che contrattare nei pressi di Khaosan i prezzi dei souvenir.

Insieme a Laura, Mimmo, Giorgia, Viviana e Alice.

Pubblicato da ExpLovers.net

Blog di viaggi per appassionati e curiosi, amanti dell'avventura e dell'esplorazione, verso lingue e culture lontane, in cerca di certezze e novità.

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