In cerca della natura più selvaggia e delle meraviglie dell’Oceano

Le Fiji sono un arcipelago situato nel Pacifico meridionale, composto da oltre 300 isole, di cui circa un centinaio abitate. Questo stato insulare, collocato tra la Nuova Zelanda e le Hawaii, è celebre per le sue barriere coralline, le acque tropicali cristalline e una varietà di paesaggi naturali che spaziano dalle spiagge sabbiose alle foreste pluviali. Oltre alle immagini da cartolina, le Fiji raccontano una storia geografica, culturale e storica complessa. Inizialmente abitate da popolazioni melanesiane e polinesiane, le isole hanno vissuto l’influenza coloniale britannica, l’immigrazione indiana — ben visibile soprattutto nella capitale — e una trasformazione socioeconomica significativa durante il Novecento. Oggi le Fiji sono una repubblica parlamentare e riflettono una pluralità etnica e culturale. I principali gruppi insulari, oltre alle due isole maggiori (Viti Levu e Vanua Levu), sono le Yasawa e le Mamanuca. Nella pianificazione di un itinerario alle Fiji, è essenziale considerare le marcate differenze tra questi due arcipelaghi.
Yasawa o Mamanuca?

Le Yasawa presentano un paesaggio più aspro e drammatico, fatto di rilievi e scogliere. Di origine esclusivamente vulcanica, sono isole suggestive e selvagge. Le Mamanuca, invece, sono generalmente più basse, con paesaggi “idilliaci” nel senso classico del termine: piccole lagune, spiagge di sabbia bianca e isolotti ricoperti di vegetazione. Sono di origine vulcanica e corallina. Dal punto di vista culturale, le Yasawa sono meno sviluppate e più legate alle comunità tradizionali. Le Mamanuca, essendo più accessibili, hanno conosciuto uno sviluppo turistico maggiore e più precoce. Le prime attraggono chi cerca un’esperienza autentica e meno commerciale; le seconde sono famose per resort di lusso, matrimoni da sogno e set di film celebri, come Cast Away. Sebbene entrambe le aree offrano ottime strutture ricettive, le Yasawa ospitano ancora villaggi che mantengono pratiche tradizionali e una forte vita comunitaria, grazie anche alla presenza di una popolazione residente più numerosa. Le Mamanuca, al contrario, sono più funzionali al turismo, con una popolazione residente ridotta. Tutte le isole sono comunque ben collegate da una rete di traghetti, che rende agevole lo spostamento da una all’altra.
La nostra scelta: Yasawa!
Come organizzare un viaggio alle Fiji

Abbiamo scelto le Yasawa e, una volta prenotato il volo andata e ritorno da Sydney a Nadi (circa 4 ore), la pianificazione del viaggio si è rivelata piuttosto semplice. Abbiamo prenotato in autonomia, tramite il sito ufficiale di Awesome Adventures Fiji, il traghetto che collega l’isola principale a tutto l’arcipelago, comunicando le nostre strutture di soggiorno, scelte da Booking.com: il Nabua Lodge sull’isola di Nacula e il Barefoot Kuata Island Resort sull’isola di Kuata. Evitando costi di intermediazione, abbiamo organizzato in autonomia i trasferimenti, trovando tutto ben strutturato: dall’uscita dall’aeroporto al porto, dal check-in passeggeri ai tag per le valigie, fino alle piccole imbarcazioni in legno che vengono a recuperare i turisti direttamente in mare aperto, quando il capitano annuncia la “fermata” con il nome del resort.


Nacula e Kuata: due volti delle remote Yasawa
Le isole di Nacula e Kuata fanno parte della catena delle Yasawa, celebre per le formazioni vulcaniche, i paesaggi rudi e i villaggi tradizionali. Meno sviluppate rispetto ad altre zone delle Fiji, queste isole hanno mantenuto, nel bene e nel male, un maggior legame con gli stili di vita locali, anche se il turismo ne sta lentamente modificando gli equilibri.

Nacula, una delle isole più grandi dell’arcipelago, ospita diversi villaggi tra cui Nacula Village, situato nei pressi dell’unica struttura ricettiva in cui abbiamo soggiornato. L’isola, abitata in modo permanente, presenta un paesaggio collinare con savane tropicali, spiagge ampie e barriere coralline facilmente accessibili anche a nuoto o in kayak, sempre a disposizione degli ospiti. La presenza stabile di comunità locali permette di osservare da vicino la vita quotidiana fijiana, tra pesca e agricoltura di sussistenza. Il lato positivo di Nacula è l’autenticità; quello negativo, forse, la sistemazione più spartana, gestita da una famiglia del posto. L’accoglienza calorosa – come quella di una donna sorridente che ci ha ricevuti – compensa però la mancanza di comfort propri dei resort extra-lusso. Uno dei momenti più memorabili è stato il trekking al tramonto tra i panorami collinari dell’isola: la vista ripaga ampiamente la distanza percorsa per arrivarci. Nacula è genuina. Forse solo mettendo piede qui possiamo dire di aver vissuto davvero le Fiji.

Il Barefoot Kuata Resort rappresenta l’altra faccia del viaggio. Un resort di alto livello, dove l’accoglienza è quasi teatrale: canti di benvenuto e addio accompagnati dall’ukulele, camicie tropicali e collane di fiori e foglie di banano che fanno da colonna sonora ai pasti. L’isola di Kuata è molto più piccola rispetto a Nacula, ma offre una geografia mozzafiato: scogliere vulcaniche che si innalzano direttamente dal mare e una barriera corallina spettacolare, perfetta per le immersioni — in particolare quella per osservare gli squali toro.
L’esperienza è accessibile anche ai meno esperti senza brevetto ma altamente sconsigliata (nel nostro turno c’è stato un attacco di panico di un aspirante sub poco convinto). Consigliatissima invece per gli appassionati di meraviglie del mare perché questa è un’occasione davvero rara e molto ben organizzata! Si parte all’alba in gommone e, in meno di un’ora, si raggiunge un sito di immersione a circa 15 metri di profondità (piuttosto basso pensando alle profondità solite in cui si incontrano gli squali). In una sorta di conca subacquea, ci si adagia dietro una parete corallina naturale. Un team di esperti — maestri sub, biologi e ricercatori — ha addestrato gli squali a riconoscere un’alimentazione regolare, somministrando agli animali scarti di pesce tramite lunghi pali in acciaio. I sub assistono allo spettacolo da una posizione privilegiata, inginocchiati sulla sabbia, mentre gli squali nuotano lenti e maestosi, disegnando cerchi che sembrano incrociare gli sguardi. Ogni coppia di sub è accompagnata da un membro dello staff che, sempre con un palo in acciaio, mantiene gli squali a distanza di sicurezza. L’immersione è assolutamente sicura e ormai ben rodata. Senza dubbio, l’esperienza che vale l’intero viaggio alle Fiji.

Il resto del soggiorno è stato un susseguirsi di colazioni, pranzi e cene abbondanti, qualche drink al tramonto, momenti di snorkeling e relax sull’amaca fissata tra le due palme nel piccolo giardino del nostro bungalow fronte spiaggia. L’appartamento era spazioso e ben curato. Sul letto abbiamo trovato la scritta “Happy Honeymoon” composta con foglie e fiori, in risposta a una semplice richiesta fatta tramite Booking.com. Il bagno, totalmente all’aperto, era rifinito con piastrelline a mosaico e bamboo: un perfetto connubio tra comfort e natura. Sebbene un resort così raffinato non rientri nelle nostre scelte abituali di viaggio, si è rivelato un degno finale per il nostro viaggio di nozze. Inutile sarebbe stato privarsi di un po’ di sano lusso. Di questa permanenza ci resta un ricordo piacevolissimo, accompagnato dal ritornello della canzone di addio: “precious memories, back to Kuata Bay” … ovviamente sulle note dell’ukulele.
