Dalle Lofoten a Capo Nord in mini-van

Trømso, la città dell’Artico

Se il 2020 è un continuo scompiglio dei piani e delle certezze, allora in piena estate ci è sembrata un’ottima idea (dell’ultimo minuto) raggiungere la fredda Nord Europa. Un volo della compagnia polacca Wizz Air, prenotato 2 giorni prima, e con scalo lungo a Cracovia, offre a pochi euro un passaggio per la Scandinavia.  All’arrivo, Trømso ci accoglie con una lieve pioggerella e un cielo grigio gonfio di nuvole. Lo sbalzo di temperatura si fa sentire.

Poco distante dall’aeroporto abbiamo prenotato un mini-van a noleggio per i 10 giorni di viaggio. Itinerario: Lofoten e Capo Nord. Il mezzo è un Volkswagen Caddy, compatto e minimale per 2 persone, ma con tutto il necessario: un letto e spazio di stivaggio per stoviglie, un tavolo e due sedie da campeggio, un frigo per le scorte e un fornellino a gas. In Scandinavia la vita ha un costo decisamente elevato se paragonata ai nostri standard, quindi girare in camper è il modo migliore per contenere le spese di vitto e alloggio, oltre a garantire la maggiore comodità negli spostamenti, non ostacolati dalle pesanti nevicate che bloccano il passaggio nei mesi invernali. Peraltro, in Norvegia vige la regola del free-camping; è consentito sostare ovunque e tutta la nazione è attrezzata in maniera eccellente: bagni pubblici puliti (e riscaldati), piazzole di sosta frequenti e tavolini in pietra spesso attrezzati persino con bracieri, oppure campeggi, e supermarket sempre aperti. Dopo una breve spiegazione sull’essenziale, si parte a bordo del Caddy per 2.

La prima meta di visitare è la città dell’artico. Nel centro di Trømso spiccano le casette di legno colorate, ma le persone amano trascorrere il tempo nella biblioteca (un vero e proprio centro sociale e ricreativo nella cultura scandinava), nelle caffetterie e nei pub. Abbiamo prenotato un’escursione in barca di alcune ore e la pesca dei merluzzi al largo del porto. Siamo gli unici italiani, in un equipaggio di due turiste finlandesi e famiglie norvegesi in vacanza. La battuta di pesca è divertente e proficua. Si tirano su merluzzi di varie taglie e peso ad ogni profondità, a soste di circa 15 minuti l’una dall’altra. La pesca è senza esca; l’amo è composto da 3 uncini e il filo è spesso e resistente. Bisogna toccare il fondo; dai 10 ai 20 metri di profondità, e roteare il mulinello per 3 volte, per alzare l’esca a pochi metri dal fondale, dove passano i banchi di pesce. L’amo viene inghiottito dalle acque nere. All’orizzonte un’atmosfera grigia e la luce fredda dell’Artico. Le acque scure e gelide del Mare del Nord. I pescatori devono invitare i pesci alla trappola con un movimento verticale e intermittente della canna, per migliorare la visibilità dell’esca argentata. Al morso, la canna inizia a tremolare. E allora si può mulinare fino alla cattura della preda, accompagnata dall’entusiasmo della ciurma. Il pesce viene sfilettato, ma se troppo piccolo o giovane viene gettato nuovamente in mare. La città che si allontana sempre di più ad ogni battuta di pesca, ognuna che punta a profondità maggiori. La cattedrale dell’Artico si vede sempre, da ogni angolazione, sempre più piccola, con la sua forma triangolare inconfondibile e la sua architettura moderna, scandinava e minimale. Si pescano sempre diverse specie di merluzzi. È impressionante la facilità con cui la punta della canna si muove al peso del pesce che ha agganciato l’uncino. I banchi di merluzzi sono talmente fitti da dare soddisfazione anche ai pescatori amatoriali come noi. Ne prendo 7 in sole 2 ore. Tra una battuta di pesca e l’altra, nella cucina della stiva ci preparano un sugo di verdure per la zuppa di pesce fresco che viene servita ai partecipanti. Alla fine della gita chiedono chi vuole del pesce fresco. Noi prendiamo le scorte per la cena e al tramonto ci fermiamo sulla costa, direzione Lofoten, a cucinare i tranci di merluzzo in padella, con dei pomodori, olio, sale e limone, per mangiarlo sugli scogli, insieme ai gabbiani, davanti ad un tramonto alle ore 23:00, che non finisce mai: il sole di mezzanotte, quando le nuvole si diradano e decidono di mostrare la luce.

Ci svegliamo col sole, che non se ne è mai andato nella notte d’estate al Nord d’Europa. Il van riparte dalla spiaggia in cui avevamo sostato, insieme ad altri camper e campeggiatori di passaggio e, come noi, improvvisati. Prendiamo un traghetto e alla prima sosta affrontiamo il primo trekking della vacanza. Il sentiero sul Segla è di media difficoltà e arriva a un dislivello di circa 700 metri sul livello del mare. Regala paesaggi mozzafiato, di monti appuntiti dai sentieri irregolari e fangosi, del vento forte e delle rocce a picco sui fiordi, delle nuvole che alternano bufere e bel tempo.

Sostiamo in un’area attrezzata sul percorso. È una spiaggia dove molti locali fanno pic nic, e qualche coraggioso dallo spirito vichingo persino il bagno. Si respira aria pulita, e di libertà. Mangiamo ai tavolini di pietra sulla spiaggia e tocchiamo le onde scaricarsi a riva, contornate da un paesaggio di montagne verdi di vegetazione estiva. Ancora un’ora in strada per il secondo traghetto, verso Andenes, nella contea del Nordland, celebre per i whale safari, per chi vuole avvistare le balene e le orche nei tour organizzati e punto di partenza verso le Lofoten. Sbarcati dal traghetto è già sera, ma il sole ancora illumina come fosse pieno giorno. Troviamo, per caso, un posticino accogliente, per un’altra cena sugli scogli, oggi circondati da pecore, e ancora lo stridio dei gabbiani come colonna sonora. La chef del free-camping ha preparato wurstel e fagioli, come nei migliori film di Bud Spencer e Terence Hill (siamo low-budget, lo avevo detto).

Lofoten Islands

La libertà è campeggiare ovunque, fare il bagno a cinque gradi, vedere le code delle balene, viaggiare per chilometri e chilometri e fermarsi a camminare sulle montagne, non avere orari, e guardare il sole di mezzanotte.

Kayak e Kvalvika Beach

Da Andenes scendiamo verso il Sud, verso Svolvaer. L’ufficio turistico ci consiglia di visitare ovunque – dove ci porta il meteo, seguendo il bel tempo, senza fare troppi programmi. Scegliamo di fare kayak, e vedere le Lofoten dalla prospettiva dell’acqua, tra la pioggia e il sole. Attendiamo la partenza in una cala senza nessuno, dove la sabbia è bianca come ai Caraibi e le acque sono cristalline in prossimità della riva, ma sono gelide e il sole si prende con la giacca a vento. C’è una robur rossa. Così si chiamano le tante, minuscole, casette rosse dei pescatori che spesso si incontrano nella Norvegia del Nord e si rispecchiano perfettamente sull’acqua nei giochi di luce delle giornate senza tempeste. Talvolta hanno i tetti coperti di muschio. D’inverno dovrebbero esser sommerse di neve. L’attività parte da un porticciolo vicino alla spiaggia. Incontriamo un’altra coppia di italiani e due famiglie norvegesi, in vacanza dalla pittoresca Briggen (visitata in un precedente viaggio di alcuni anni prima, nei fiordi meridionali e centrali). Il kayak è a coppia e appena si prende il ritmo arriva miracolosamente anche il bel tempo. L’acqua è sempre molto bassa, nemmeno un metro, e con il sole diventa di un turchese pastello. Si è continuamente circondati dai monti salire e scendere sopra le acque in un panorama suggestivo, in cui sentirsi piccoli e ammirati. L’uscita in kayak dura circa tre ore, e nell’ultima mezz’ora rientriamo al porto sfidando un nuvolone nero che arriva inevitabilmente prima di noi. Anche il mal tempo diventa spettacolare, oltre a rappresentare al meglio queste terre selvagge e vulnerabili ad ogni più repentino cambiamento meteorologico. Mentre il mal tempo ci ha abituati a rattristarci, in Norvegia si impara ad apprezzarlo. Non tanto per la frequenza in cui compare, tanto da rassegnarci ad accettarlo, ma per i panorami spettacolari che un temporale in arrivo nella natura desolata può regalare, e lo si capisce solo quando non c’è altra scelta che farsi una doccia all’aria aperta.

Ci asciughiamo in Caddy, viaggiando con l’aria calda del condizionatore come fosse un phon, e proseguiamo verso Sud, tra i paesaggi delle Lofoten, tra i paesini di pescatori e le casette di legno sperdute nel nulla. Un nulla che sa di tutto. In una desolazione che è piacevole, rilassante, pacifica. Meraviglia della natura, solitaria e bellissima. In serata il meteo migliora e sfruttiamo le ore di luce delle giornate lunghissime per affrontare il monte Ryten in un trekking di circa due ore fino alla vista della spiaggia di Kvalvika alle 10:00 di sera. Si vedono in lontananza le tende sulla spiaggia di chi è arrivato per campeggiare. Ci sono coppie e gruppi di amici. E tre ragazzi più temerari che corrono a fare il bagno nudi. Matti! Ed è grazie ai matti che apprezziamo la libertà, mentre quell’immagine ci fa sorridere e ci fa sentire felici, e fortunati di essere liberi e spensierati, in viaggio durante una pandemia globale.

I villaggi dei pescatori, le robuer, tra gabbiani e stoccafissi

È stato uno dei risvegli più belli, tra tutti i viaggi fatti, quello con i gabbiani a far baccano alle 6 di mattina e con la vista del porto di Hamnoy rispecchiare perfettamente sull’acqua. Da qui iniziano i quadri pittoreschi e reali delle casette colorate in legno, verniciate di rosso e costruite sulle palafitte che oggi ci regalano riflessi perfettamente simmetrici. A 10 minuti di viaggio, raggiungiamo il villaggio adiacente: Sakrisoy. Qui le robuer sono gialle e il panorama è altrettanto pittoresco. Vediamo gli stoccafissi essiccati su una imponente struttura in legno, vicino ad un magazzino del pesce e un camioncino d’epoca a pieno carico di teste di stoccafissi. È la specialità del luogo e dalle Lofoten vengono esportati in tutta Europa e anche oltre. Dopo la pesca, nei mesi da febbraio a luglio avviene l’essiccatura. Segue la cosiddetta raccolta. Reine è un altro villaggio di pescatori, il più grande nel Sud. Å è il paese con il nome più breve al mondo (abbiamo imparato che si legge e pronuncia “o”). È anche l’ultima fermata raggiungibile sulla E69, la strada principale, all’estremità meridionale delle Lofoten. Risaliamo le Lofoten viaggiando ora verso Nord, sull’altra costa e fermiamo il van a Nusfjord, altro villaggio di pescatori e patrimonio UNESCO, di robuer rosse su palafitte, di un paesino che celebra lo stoccafisso, di alimentari che accolgono pescatori e turisti, e di tegole popolate dai nidi di gabbiani. La strada per raggiungerlo è un percorso a zig-zag tra monti, cascate e boschi di abeti. Carino al pari di tutti gli altri villaggi visitati, impreziosito dalla targhetta di patrimonio dell’umanità, quindi per l’ingresso si paga un biglietto di 100 NOK a persona. Henningsvaer è una cittadina di porto, decisamente più grande dei piccoli villaggi visitati finora. Qui ci sono pub e ristoranti e il campo da calcio (ovviamente in erba sintetica) più isolato al mondo (diventa suggestivo se visto dall’alto, nel bel mezzo delle rocce, magari dall’inquadratura di un drone).

Il meteo non è ottimale per whale watching (probabilmente l’avvistamento è garantito, ma con il mal tempo anche il mal di mare). Abbiamo preferito continuare ad esplorare le Isole del Nord via terra, a bordo del van. Le balene le abbiamo rimandate ad altri viaggi. Per chi fosse interessato, consigliamo le località di Andenes e Stø, che offrono tour organizzati della durata di una oppure una mezza giornata a bordo di battelli in mare aperto, cancellati in caso di mal tempo, al prezzo di circa 1000 NOK (equivalenti a, più o meno, 100 euro) a persona, per avvistamenti delle code dei cetacei, o rimborso in caso di insuccesso.

Risaliamo le Lofoten dalla strada interna – mentre nel nostro viaggio di andata avevamo preferito la costiera – attraversando strade a sali e scendi e sfondi alberati, ombreggiati di aghiformi a nascondere di tanto in tanto casupole isolate dai tetti triangolari, in legno verniciato di rosso o giallo.

Capo Nord, 70° 10’ 21°

Il meteo mette pioggia, ancora pioggia, e poi vento, e il vento porta via le nuvole e la pioggia, e anche qualche timido spiraglio di sole (insomma non ci si capisce niente, meglio non guardarlo, il meteo). Viaggiamo senza sosta attraverso la tempesta, ore e ore, verso il nord, fino a Capo Nord.

Serve un altro pieno di benzina, un’altra spesa di essenziale al supermercato di strada, incontrato nella prima cittadina prima di addentrarsi nella steppa sconfinata e preannunciata dai cartelli di attenzione attraversamento renne (con l’inconfondibile sagoma dell’animale più noto e adorato da queste parti). E ne incontriamo diverse: un branco che blocca il traffico, alcune renne a brucare l’erba, altre da fotografare per cogliere il profilo delle lunghe corna ingarbugliate e del gozzo peloso. Questa è la terra dei Suomi: alla radio passano musiche tipiche (litanie in lingua originaria). Ci sono mercatini con signore che vendono pelli in vestiti tradizionali. Le strade sono ancora serpentine, contornate da boschi, a picco sul mare, con i panorami impreziositi da cascate scendere dall’altitudine di monti verdi che ospitano ghiacciai perenni sciogliersi in parte in questa “calda” stagione estiva. Passiamo i villaggi di pescatori, ancora caratterizzati dalle cabine, o robuer rosse, costruite sulla spiaggia o sugli scogli. Fermiamo il Caddy per una breve sosta a un curioso villaggio di poche case dai tetti coperti di muschi. La bellezza è una meta, e a volte una sorpresa.

Man mano che proseguiamo la vegetazione si fa più bassa. Le foreste diventano pianure sempre più spoglie. Ancora i cartelli di attraversamento renne, e le renne che attraversano davvero, di continuo.

Nel tragitto verso Alta fermiamo al Polar Park. Non si tratta di uno zoo (sia mai che visitiamo una prigione per animali), ma di un centro di protezione della fauna selvatica. Qui vengono protetti in aree spaziose e recintate, le specie più a rischio dell’artico secondo i progetti della fondazione, mirati ad accudire o curare gli animali o al ripopolamento. Nel parco troviamo alci, cervi, lupi, una lince, orsi bruni, un orso albino, e bisonti.

Proseguiamo per altri paesaggi brulli tra strade curve e costiere, i soliti villaggi di pescatori e le casette triangolari attraversando angoli dimenticati dal mondo, dove le persone vivono in solitaria, sotto un cielo gonfio di nubi, illuminato da aurore in inverno, e da spiragli di sole fino alla mezzanotte in estate.

Pernottiamo in un’altra piazzola attrezzata, improvvisata. Sia lodato il free-camping! Evviva la Norvegia!

Arriviamo a Nordkapp nel primo pomeriggio, in un meteo inaspettato e con un sole che ci aveva dimenticati per tutto il tragitto. Per entrare si pagano 300 NOK (tariffa soltanto per parcheggiare). Il pagamento del biglietto aggiuntivo comporterebbe l’accesso ad una sorta di centro accoglienza visitatori con un bar, un ristorante ed un negozio di souvenir. Non ne vale la pena a nostro parere, e ce ne convinciamo una volta entrati (consigliato evitare a meno che non ve la stiate facendo addosso e allora pagate per andare in bagno perché consiglieremmo anche la natura, ma qui la pipì potrebbe andare controvento). Alcuni intrepidi arrivano in bicicletta. Altri arrivano dopo lunghi viaggi e hanno moto o camper con adesivi a ricordare e celebrare ogni tappa. Quei viaggiatori che hanno collezionato trofei di esperienze e di ricordi. Il vento è fortissimo sulla scogliera alle coordinate 70° 10’ 21° e la vista è limpida sul paesaggio lunare da cui osserviamo il panorama. Qui non arrivano nemmeno i gabbiani. Noi stiamo bene con il cappuccio sulla giacca a vento rinvolti nei nostri giacchetti. Non può mancare una foto ricordo al mondo in ferro simbolo di questo luogo, che piuttosto che una meta, è un mito ed è un’idea; il punto più a Nord d’Europa, la consapevolezza di un arrivo che motiva e dà senso ad ogni viaggio.

Alla latitudine 71°11’08 visitiamo Knivskjellodden, il villaggio più a nord dell’Europa continentale.

Non c’è niente, ed è proprio questa è la sua bellezza. Il porto è un’immagine ferma e serena della vita qui, in cui il tempo sembra congelarsi. Delle renne ci avvicinano con l’andatura sgangherata, per tornare a brucare l’erba dei prati del villaggio.

Dal Nordland torniamo a TrØmso percorrendo le stesse strade, rivedendo pianure spoglie, ancora renne, ancora casette di pescatori in legno dai tetti a spiovente e coperti di muschi sulla riva. Sembra mandare indietro lo stesso film, un film che ci piace, e che ri-guarderesti 100 volte. Pian piano, stavolta, la vegetazione cresce, e si fa sempre più fitta, più alta e robusta. Guidiamo senza sosta; solo una breve pausa per cenare con fishburger di merluzzo delle Lofoten cotti in padella, per esaurire l’ultima bomboletta di gas del nostro fornellino da campeggio.

Sulla via di ritorno fermiamo ad Alta, la città grande più a Nord del globo. Da vedere assolutamente “The Cathedral of Northern Lights”, insieme alla “Artic Cathedral” di TrØmso, la chiesa con l’architettura più moderna mai vista prima, in perfetto stile scandinavo, minimalista, senza l’iconografia cristiana a cui ci hanno abituato le chiese italiane e altrove. La forma bizzarra all’esterno culmina nel campanile affusolato. All’interno, una scala dorata rappresenta l’accesso al paradiso. Da qui si vede la navata centrale, il Cristo che certamente si discosta dai canoni di raffigurazione classici. Non ha barba né capelli lunghi; è un corpo deformato dal busto e dalla testa grandi rispetto agli arti inferiori, con le braccia alzate verso l’alto. Sembra la sagoma di un alieno. Anche l’organo ha un design moderno, differente, e ai due lati della navata sono disposte file ordinate di seggiole in legno chiaro. La struttura segue un andamento concentrico delle pareti, in una bizzarra armonia, all’interno, come all’esterno. La funzione inizia alle ore 11.00 di domenica e il parroco è in attesa dei fedeli. Manca ancora un’oretta e ci sono solo alcuni turisti di passaggio, anche perché la cattedrale è collocata proprio di fronte l’hotel della catena nordica Scandic.

Ci fermiamo anche al museo di Alta. Piuttosto economico – eccezione per gli standard norvegesi: 200 NOK l’ingresso a persona. Qui si visitano prevalentemente, nel parco esterno che si estende per 3 km di percorso attorno al museo, le incisioni rupestri di 5.000 anni fa ritrovate sulle rocce ripulite da muschi e licheni negli anni ’60.

Le incisioni raffigurano prevalentemente renne e scene di caccia e pesca, ogni tanto scene di accoppiamento animale, probabilmente parte dell’attività di allevamento del bestiame delle popolazioni di allora, ancora nomadi e primitive, ma organizzate per vivere di caccia, pastorizia e pesca.

All’interno del museo anche delle esposizioni scultoree di arte moderna, e i bunker usati durante la Seconda Guerra Mondiale e una bella riflessione – ironica sul passato, quanto drammatica sulla realtà del presente e speranzosa sul futuro, tanto vera: “Speriamo che un giorno questa esposizione mostri il lontano ricordo di un’attività primitiva, quando gli uomini facevano la guerra con gli uomini”.

Arriviamo a TrØmso in tarda serata, quando è ancora giorno, sempre in tempo per scegliere un parcheggio per il van e un ristorante per la cena. Dopo un intero viaggio a base di pranzi in scatolette di tonno e salmone, wurstel e legumi cucinati in padella e consumati nelle piazzole sulla strada, ci concediamo uno strappo ai principi del low cost e ceniamo in un locale del centro, assaggiando le specialità scandinave del merluzzo e del salmone preparati da chi sa cucinare meglio di me e la mia padella sul fornellino a gas. Continuiamo con una birra in un pub. Poi la solita, ultima, piazzola di sosta, l’ultimo free-camping della buonanotte.

L’ultima visita di questo viaggio è alla Artic Cathedral, vista finora solo all’esterno e da varie angolazioni della città, dal porto e al largo delle battute di pesca nel nostro primo giorno arrivati in questa città. Riconsegniamo il van al noleggio. All’aeroporto misurazione della temperatura, mascherina, come di norma. Il Wizz Air con scalo a Danzica parte in perfetto orario.

Questo viaggio d’agosto 2020 in Norvegia del Nord ci è sembrato prezioso, quanto la voglia di esplorare che si risveglia, e quella sensazione di aria pulita da respirare nella natura e che fa bene allo spirito: 2.480 km percorsi, un van per 2, la libertà.

Pubblicato da ExpLovers.net

Blog di viaggi per appassionati e curiosi, amanti dell'avventura e dell'esplorazione, verso lingue e culture lontane, in cerca di certezze e novità.

2 pensieri riguardo “Dalle Lofoten a Capo Nord in mini-van

  1. Che bell’avventura! Sogno di fare lo stesso in solitaria.. posso chiedervi qual è il sito con cui avete prenotato il mini van? Grazie mille!!

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